Alberto Capitta
'Il cielo nevica'
Alberto Capitta, 53 anni, risiede e lavora a Sassari, sua città natale.
Le sue esperienze narrative sono molteplici e forte è il suo impegno in campo teatrale. Come scrittore di romanzi, ha esordito nel 1999, pubblicando 'Il cielo nevica' (Guaraldi Ed.), attualmente riscoperto e riedito da Il Maestrale. Sempre con la casa editrice nuorese, Capitta ha pubblicato nel 2004 il suo ultimo lavoro: 'Creaturine' (Il Maestrale-Frassinelli). Del suo ultimo libro parlerò sicuramente in seguito; per il momento voglio proporre due righe sull'Opera Prima perché trovo molto interessante seguire la crescita di uno scrittore dai primi vagiti alla maturità.
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Inizierei dalla copertina che ripropone un'immagine molto appetitosa: due fichi distesi su un tavolo in legno. Uno di essi nudo, aperto, svela il suo ego zuccherino. Non riuscite a trattenervi dall'assaporare quel frutto,vero? Bene! Fatelo e ne sarete stregati e, completamente innamorati del romanzo, vi sentirete improvvisamente guardiani del giardino de 'Il cielo nevica'. Le mie parole risultano ostiche? Leggete il libro e, forse, vi troverete d'accordo con questa mia libera interpretazione. |
Ma veniamo al romanzo. È la storia di Domenico, una storia ambientata nel nord Sardegna ai giorni nostri. Lo scenario è il paradisiaco arcipelago Maddalenino. Domenico non può che essere un personaggio molto singolare, essendo stato allevato da Norma D'Apice, detta 'Contessa', ammaliatrice, strega, fattucchiera sboccata e irriverente. In seguito a una lavanda rituale, Domenico scorge 'un occhio fumante di azzurro arborescente' sbocciare nella gola della madre. E vede l'occhio fissarlo. In quel momento realizza 'che i corpi sono campi invasi di creature e botteghe e case diroccate della memoria dove si rincorrono le luci per le stanze e lungo i corridoi intestinali un fresco giardino segreto custodito da un guardiano'.
In quel periodo hanno inizio le visioni: Adone Giamberduca 'capu d'agnonu' (testa d'agnello), la signora Ornano corpo di volpe e Rita Gutierrez scimmia urlatrice. Come dicevo, Domenico è un personaggio molto singolare e col tempo impara ad ascoltare la natura e a comunicare con essa. La vita porta Norma D'Apice e suo figlio a frequentare l'indovina Isolina Migliaccio, a rifugiarsi nel Conte di Cavour, torpediniera in disuso e abitata, a conoscere Rosa Spissu, florida baldracca. E a un certo punto della sua vita Norma, non certo in ottima salute, pensa seriamente di andarsene all'altro mondo senza passare attraverso i nodi scorsoi, le tagliole, i patiboli degli ospedali e grida al cielo: "Ghi mancaria solu un ditu in culu da u primu stronzu". La traduzione dovrebbe essere: "Ci mancherebbe solo un dito nel... " beh, si capisce, vero?
Comunque, al di là della storia, a fare da padrone in questo primo romanzo di Alberto Capitta, vi è uno stile sicuro e intrigante attraverso il quale l'autore riesce perfettamente a far calare il lettore nel misterioso e visionario mondo che si cela sotto il manto dell'apparenza.
E sulle labbra resta un dolce sapore di fico.
Marco Diana
25 settembre 2007