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Cantami di questo tempo

Mercoledì 31 ott. 07, h 19:00, al Manamanà di piazza Savoia a Cagliari l'associazione culturale Miele Amaro incontrerà Andrea Cannas e Antioco Floris che presenteranno il volume:

"Cantami di questo tempo. Poesia e musica in Fabrizio De Andrè"

[Aipsa, 2007]

Riporto qui di seguito un assaggio della presentazione tratto dal sito della casa editrice Aipsa:

“Questo volume raccoglie i materiali elaborati intorno al convegno dedicato a Fabrizio De André, che ha avuto luogo a Cagliari nel giugno 2003, su iniziativa dell’associazione culturale Portales e del Dipartimento di Filologie e letterature moderne dell’Università di Cagliari. L’interesse espresso nei confronti della manifestazione, in particolare da parte del pubblico più giovane, ci ha incoraggiato a proseguire il lavoro con la pubblicazione dei testi. […]

La grande passione nei confronti dell’opera di De André ci ha spinto a realizzare questo progetto, ma è il valore artistico della sua opera che, ovviamente, ha motivato la nostra iniziativa. Il fatto che una buona canzone nasca dal felice connubio di testi e musica ci ha consentito di allacciare un proficuo dialogo tra varie forme di espressione artistica e di coinvolgere studiosi di varie discipline, segno di approcci differenti all’universo della comunicazione. Nella prima sezione, Orizzonti, curata da Andrea Cannas, vengono presentati gli scritti che trattano in generale il rapporto tra canzone, letteratura e utopia in Fabrizio De André. Negli interventi trovano spazio e si intersecano le forme dell’antiepopea deandreiana, il rapporto dialettico fra amore, guerra e morte, la tensione, ricorrente in tutta l’opera, verso problematiche proprie dell’immaginario anarchico, l’uso dei dialetti come strumento privilegiato per rappresentare le istanze degli ultimi come contestazione della lingua dell’impero.

Oltre i temi più generali, ma sempre in relazione al legame esistente tra l’opera di Fabrizio De André e la letteratura, nel senso più ampio del termine, l’attenzione si è quindi focalizzata su album, singoli brani o specifiche problematiche dell’immaginario che intorno alla sua figura è andato definendosi in quarant’anni di attività. Fertile terreno di indagine – nella sezione Percorsi curata da Antioco Floris – sono stati in particolare Non al denaro non all’amore né al cielo, La domenica delle salme, La buona novella, Genova, il rapporto con Brassens. Fabrizio De André rivela un gusto e una cura particolare per gli adattamenti di testi e le interpretazioni che contestano la storia ufficiale: l’universo anarchico tratteggiato da Georges Brassens ritorna carico di un nuovo vigore; Non al denaro non all’amore né al cielo, tratto da alcune poesie dell’Antologia di Spoon River di Lee Masters, affronta il tema dell’incomunicabilità tra gli uomini raccontato da chi ha già consumato la propria esperienza terrena: i morti della ‘collina’.

Non sono mancati i riferimenti a quel forte nucleo di canzoni che svelano il legame fra De André e la Sardegna, la terra nella quale l’artista genovese ha scelto di trascorrere una parte della sua vita e dove ha vissuto, insieme alla compagna Dori Ghezzi, il dramma del sequestro, che pure ha avuto una sua sublimazione in canto (Hotel Supramonte). Soprattutto l’isola cui De André ha saputo dar voce, cantandone la preziosa marginalità che, con un paradosso dello spazio e del tempo, rende affini i sardi agli indiani d’America.

La terza parte del volume, curata da Stefano Sanjust e intitolata Variazioni, esplora la componente sonora, mettendo a fuoco alcuni aspetti di De André musicista: i legami con la tradizione musicale italiana, le contaminazioni con le altre culture, le caratteristiche del timbro della voce, oltre a presentare la testimonianza di Mauro Pagani, musicista polistrumentista, che ha lavorato per oltre un decennio con l’artista genovese.

In definitiva si è cercato di offrire un panorama che permettesse un approccio variegato alla corposa discografia di De André, proponendo una molteplicità di punti di vista espressa da chi ha dapprima collaborato alla realizzazione del convegno e poi al complesso dei lavori qui raccolti”.

Marco Diana


30 / 10 / 2007

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Ottocento

Cantami di questo tempo
l’astio e il malcontento
di chi è sottovento
e non vuol sentir l’odore
di questo motor
che ci porta avanti
quasi tutti quanti
maschi , femmine e cantanti
su un tappeto di contanti
nel cielo blu

Figlia della famiglia
sei la meraviglia
già matura e ancora pura
come la verdura di papà

Figlio bello e audace
bronzo di Versace
figlio sempre più capace
di giocare in borsa
di stuprare in corsa tu
moglie dalle larghe maglie
dalle molte voglie
esperta di anticaglie
scatole d’argento ti regalerò

Ottocento
Novecento
Millecinquecento scatole d’argento
fine Settecento ti regalerò

Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar

Figlio figlio
povero figlio
eri bello bianco e vermiglio
quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio
figlio figlio
unico sbaglio
annegato come un coniglio
per ferirmi, pugnalarmi nell’orgoglio
a me a me
che ti trattavo come un figlio
povero me
domani andrà meglio

Ein klein pinzimonie
wunder matrimonie
krauten und erbeeren
und patellen und arsellen
fischen Zanzibar
und einige krapfen
frùer vor schlafen
und erwachen mit walzer
und Alka-Seltzer fùr
dimenticar

Un piccolo pinzimonio
splendido matrimonio
cavoli e fragole
e patelle ed arselle
pescate a Zanzibar
e qualche krapfen
prima di dormire
ed un risveglio con valzer
e un Alka-Seltzer per
dimenticar.

Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar.

[F. De André, Le nuvole, 1990]










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