Intervista a Paolo Maccioni
Nell'introduzione a “I segreti del presidente” si leggono i versi:
Realtà e sogno / Talvolta / S'incontrano / E fanno un percorso insieme.
Quando ciò avviene / Intervengono / Cose / Che nessuno / Potrebbe mai sospettare.
In che rapporto stanno, nei tuoi romanzi, sogno e realtà?
Difficile stabilire l'esatta percentuale di sogno e realtà. Posso dire che parto quasi sempre da una base reale e vado avanti per canali indipendenti. Penso al principio e da questo, spontaneamente, scaturiscono vari rivoli.
Per quanto riguarda i personaggi, mi immedesimo totalmente in loro vivendo le loro vite. In quel momento abbandono me stesso e sono altro da me. La mia esperienza con le storie e i personaggi che scrivo è diretta e totale. Difficile, dunque, distinguere realtà e sogno. Quando scrivo, tutto per me è reale.
Affronti spesso il tema della “colonizzazione” della Sardegna e dell'autonomia. Qual è il tuo pensiero in proposito?
Sebbene sia per me impossibile non interessarmi alla politica, non faccio politica. In passato mi sono sentito affine alla linea di un paio di partiti autonomisti. Alcuni non mi hanno dato molto mentre di altri ho apprezzato l'impostazione amministrativa. In effetti il mio attaccamento alla politica non va oltre il riconoscimento di una buona amministrazione. Non credo in valori logori e abusati.
Sento forte nei tuoi romanzi e in te la componente temporale. Cos'è per te il tempo?
Domanda interessante.
Molti hanno del tempo da perdere, del tempo per annoiarsi. Io non conosco la parola “noia”. Se proprio non ho niente da fare, mi siedo al pianoforte e mi metto a suonare. Non ho mai amato sprecare il mio tempo e poi... star senza far niente proprio non mi va!
Ti è mai capitato, come al fioraio del tuo secondo romanzo, di lasciar sfiorire qualcosa accanto a te?
Capita a tutti per diversi motivi. Il fioraio, però, lascia appassire i suoi fiori perché è un indolente e rappresenta tutte quelle persone che si lamentano in continuazione senza impegnarsi per cambiare lo stato delle cose.
Conosci la storiella dei due contadini sardi?
- In questa terra non cresce nulla! - si lamenta il primo.
- Hai provato con le fave? - gli domanda l'altro.
- No. In questa terra non cresce nulla!
- Hai provato con l'orzo?
- No. In questa terra non cresce nulla!
- Hai provato con il grano?
- No. In questa terra non cresce nulla!
- Hai provato con...
Il fioraio rappresenta tutte quelle persone che riempiono la propria vita di occupazioni futili e trascurano l'attività realmente importante per il proprio sostentamento. Infine, nel veder appassire la propria vita, non sanno far altro che lamentarsi.
In che rapporto sei con la scrittura? Cos'è per te? Perché Scrivi?
Me lo sono chiesto anch'io. Apprezzo molto il lavoro del falegname che tira su il legno, lo leviga, lo intarsia, lo lucida e poi lo espone in vetrina affinché tutti possano godere della sua arte ed esprimere un buon giudizio. Il motivo per cui scrivo è un po' quello dell'artigiano. Mi fa piacere farlo, portare a compimento l'opera e vedere che il mio lavoro è apprezzato.
Puoi parlarmi in anteprima del tuo terzo romanzo?
Mi piace.
Ci sono vari personaggi. Uno dei protagonisti è una ragazza nata in un paese montano del Piemonte che conosce bene la vita nei campi e la miseria. Aspirando a qualcosa di più si trasferisce a Torino.
La storia si accende e prende spunto dall'incendio alla Cattedrale del 1997 del quale non furono mai accertate le cause.

Nel mio romanzo si ipotizza, come causa, un atto terroristico orchestrato da un Imàm al fine di distruggere la Sacra Sindone. Esecutore materiale dell'atto incendiario è un protetto dell'Imàm torinese, personaggio la cui esistenza si allaccia fortemente a quella della ragazza dei colli piemontesi trasferitasi nella metropoli.
Un omicidio fa entrare in scena Arcangelo detto Arcàn, poliziotto d'origini sarde le cui indagini scorrono parallele ai numerosi misteri di cui si vela l'incendio alla Cattedrale.

Non dirò altro per non svelar troppo. Aggiungo solo che tutta la storia si svolge in ambienti attuali, con personaggi attualissimi che si fanno portavoce di tematiche di tutti i giorni.
Molto probabilmente il libro sarà pubblicato dai Fratelli Frilli di Genova.
Ormai sono alcuni anni che ti occupi di letteratura. Che idea ti sei fatto del panorama editoriale italiano?
Intanto il mercato.
Il libro rappresenta un bel mercato. Bello grosso. Di questo grosso mercato la fetta più grande appartiene a due o tre case editrici, non più. Poi ci sono una miriade di case di piccola entità.
Le grandi case fanno il mercato e, purtroppo, non attuano una selezione di merito. Lavorano con altri concetti, partendo da altri presupposti. Quello principale è il mercato. Ecco perché persone con un nome già fatto - vedi i personaggi televisivi – s'inseriscono facilmente nel mercato librario. Questi grossi editori, quando non attingono da illustri personaggi locali, pescano dall'estero.
Altra prerogativa delle grosse case è il possesso di numerosi punti vendita che, indubbiamente, agevolano la diffusione dei loro prodotti.
Capisci che per le medie case rimane ben poco.
Non credo sia giusto parlare di “crisi del libro”. La verità è che in troppi si contendono le briciole delle grosse case.
Le case di produzione media sono così organizzate: pubblicano qualcosa per conto loro ma per la maggiore chiedono un contributo da parte degli autori (parlo per esperienza personale). Poi ci sono quelle che selezionano con criterio e quelle che pubblicano qualsiasi cosa.
Dal punto di vista della casa editrice, debbo dire che di primaria necessità è il legame con dei distributori che operino in tutta Italia.
Il distributore è un commerciante che fa da tramite tra casa editrice e libraio, avendo il compito di proporre dei libri ai titolari delle librerie. Chiaramente il distributore proporrà i libri a suo giudizio più convenienti. Da qui la marea di libri di cucina, guide d'ogni genere, etc...
Il tutto avviene in conto deposito. Il denaro arriva dall'ultimo ingranaggio di questo complesso apparato: il cliente. Di questo danaro il 30-40% va al libraio, il 30% al distributore e il 30% alla casa editrice. La casa destina una percentuale all'autore del libro.
Quindi
lo scrittore che vuole affermarsi, o scrive un libro che piace subito alle grosse case editrici, o ha la giusta idea da proporre a un grosso editore che, intravedendo l'affare, finanzierà il suo progetto, oppure deve pensare di inserirsi in quella modesta quota che rimane a disposizione, occupata da questa miriade di piccole case editrici... con la speranza che il libro sia visto e preso in considerazione. Il tutto lo deve fare senza l'aiuto di nessuno. Non vi è una scuola in tal senso.
Personalmente non ho mai fatto l'esperienza degli agenti letterari, perciò il mio punto di vista, sotto questa angolazione, è incompleto.
Sempre per parlarti dell'idea che mi son fatto del panorama editoriale nazionale, non posso dimenticare i premi letterari e le riviste.
Di premi letterari ce ne sono a migliaia. Anche qui c'è da dire che i premi più grossi sono appannaggio delle case maggiori. Partecipano direttamente loro (non l'autore!) e si contendono le posizioni.
Altri premi sono seri, ben fatti e collaudati. Si vede che esprimono la volontà di dare impulso alla cultura. Altri non servono a nulla, se non a spillare 25-30 euro d'iscrizione.
Sebbene sia contrario a delle leggi che regolamentino i premi letterari, in quanto laddove si aggiungono regole si compromette anche la libertà dell'individuo, penso che un minimo di tutela potrebbe essere d'aiuto.
Non so quale possa essere un criterio per capire se un premio sia serio o non lo sia.
Personalmente non partecipo a concorsi nei quali il tempo che intercorre tra la data di consegna delle opere e la premiazione è troppo esiguo. In tal caso è chiaro che i giurati non potranno mai leggere con attenzione e nell'interezza il materiale pervenuto.
Penso con amarezza che molte di queste iniziative non siano altro che una macchina per far soldi.
In ogni caso, supponiamo di aver vinto un premio promosso da un'associazione onesta. Che fine fa questo riconoscimento?
I grossi giornali non ne tengono conto. Nessuna rivista a livello nazionale diffonde questi dati.
L'euforia del premio si esaurisce dall'oggi al domani.
Per avere delle informazioni in tal senso bisogna orientarsi verso le riviste specializzate.
Sinceramente non ne conosco molte ma, tra quelle che ho avuto modo di sfogliare, riconosco che la maggior parte di esse sono troppo specialistiche e fatte a uso e consumo degli scrittori responsabili delle stesse.
Inoltre è difficile entrare in contatto con la redazione della maggior parte di queste riviste. Difficilmente un giornalista o un responsabile risponde a un'e-mail.
Questo è il quadro che, nei miei anni di attività letteraria, ho potuto dipingere.
Un monito, un consiglio a chi volesse intraprendere la carriera di scrittore.
Uno deve avere passione e pazienza. Farlo per professione? Può darsi che gli vada bene, però...
Marco Diana
17 / 12 / 2007