L. Benassi parla di P. Boi
Resomi conto di alcuni problemi informatici che hanno fatto scomparire dei vecchi articoli, ripubblico a distanza di mesi i documenti perduti.
Scusate il disagio.
Articolo del 12 ottobre 2007
Per il canale ‘Libro degli ospiti’, vi presento la scrittrice Patrizia Boi, conosciuta a Matera nel 2006.

Come già detto in un precedente articolo sul suo romanzo 'Donne allo specchio' [Mef L’Autore Libri, Firenze, 2006], son rimasto molto colpito dallo spirito altruistico della scrittrice che collabora attivamente con le ‘Donne in Nero’, rete internazionale di donne contro le guerre, alle quali devolve il 50% del ricavato dalle vendite del romanzo citato per finanziare un progetto di alfabetizzazione delle donne Kurde in Turchia.
Lascio la parola allo scrittore e critico Luca Benassi.
Marco Diana
COME UN ALITO CHE FUGGE:
'La scrittura del cuore di Patrizia Boi'
[Parla Luca Benassi]
Patrizia Boi è nata a Cagliari e vive a Roma. È un ingegnere che ha il dono prezioso della scrittura. Ha esordito con il romanzo Donne allo Specchio [MEF L’Autore Libri, Firenze, seconda edizione, 2006]. Attualmente sta lavorando ad un romanzo inedito e ad alcune fiabe di prossima pubblicazione. In poesia ha esordito sulla pagina poetica del numero di ottobre del mensile Noidonne.
Per la Boi la scrittura è un mezzo di conoscenza e scoperta, un modo per raggiungere una consapevolezza dell’ingranaggio del mondo, mostrandocelo allo stesso tempo in tutta la sua brutalità e bellezza. Patrizia Boi vive la letteratura sulla propria pelle, è una di quelle donne che non conoscono le mode letterarie del momento, la disperata ricerca della visibilità, ma mirano al nitore di un classico, alla grandezza del significato che vuole spiegare l’enigma della vita. In questa scrittura si avvertono gli echi di letture profonde, notturne, assimilate con quella passione che solo chi vive la letteratura può avere; emerge una frequentazione assidua della tradizione ottocentesca del romanzo francese e russo, e uno studio approfondito della psicologia e dell’antropologia. Ne risulta una capacità narrativa chiara, limpida, una freschezza che non mira allo stupore, alla visibilità ad ogni costo, ma invece ha l’obiettivo di rappresentare e comprendere l’essere umano e il suo ruolo nel mondo, di svelarne i meccanismi psicologici, i percorsi misteriosi dello spirito, fino a toccare gli archetipi, le origini.
In questo senso il romanzo Donne allo Specchio è emblematico. Si tratta di un testo complesso, ambientato prevalentemente tra le corsie di un reparto maternità di un ospedale pugliese, dove una delle protagoniste si trova a dover trascorrere le vacanze a causa di una gravidanza difficile.
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Si tratta di una Puglia feconda di storia, di sciamanesimo e di tarantismo (nella lezione del de Martino), un luogo di passaggio e di scoperta, “della malattia vera, dove si avvertono i piaceri e la non compiutezza della modernità” (Raffaele Nigro), e dove è possibile incontrare una umanità varia, spesso piegata dalla fatica e dal dolore, ma sempre tollerante e disposta all’ascolto e alla comprensione. |
Il tema antichissimo del viaggio si salda idealmente con quello centrale della maternità, inteso come percorso di conoscenza fisica e psichica e come scoperta dell’amore in una prospettiva rovesciata rispetto al senso comune, che vede la nascita come il frutto di un amore familiare. Qui il materno ha invece una sua autonomia istintiva, viene interpretato in una visione primordiale, mediterranea, dove ancora possono emergere le funzioni guaritrici, fecondatrici, sacre di una dea madre, nonostante i soffocamenti di una società patriarcale, spesso povera di cultura. Le vicende delle protagoniste si innestano nelle storie della Puglia, nell’arte, nella magia, nell’amore di Federico II e Costanza creando una narrazione fuori dal tempo, in grado di far rivivere la storia nel contemporaneo. Le storie delle donne del libro, provenienti da ambienti e culture diverse, l’una spagnola e l’altra pugliese, si specchiano e si svelano nella rievocazione delle proprie esperienze, creando ponti che si tendono dalle sponde opposte del Mediterraneo.
Patrizia Boi frequenta anche i territori accidentati della poesia.
Nei testi poetici, prevalentemente inediti, si manifesta una tensione al dire, un’urgenza del sentimento che preme sulla superficie liscia del linguaggio, forzandone le giunture.
Ecco apparire immagini che si affastellano le une sulle altre in una scrittura dalle volute barocche fino all’eccesso, una scrittura caratterizzata da un suono che imposta una verticalità fatta di melodia come una canzone di De Andrè.
| Si tratta di testi in prima persona, dai connotati fortemente lirici, centrati sull’io, una sequenza dove l’autrice indaga l’anima, scopre un panorama del cuore fatto di dune ardenti, laghi, comete, boschi, cieli senza orizzonti, baci di stelle, occhi di sogno. |
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Un panorama nel quale la quotidianità viene deformata dalla lente curva del sentimento per mostrarci una realtà diversa fatta di spirito, di essenza, di anima. L’amore è il grande tema, declinato non solo come dono verso l’altro, come desiderio, passione, ma soprattutto come percorso di ricerca e di svelamento del sé, come capacità di sgranare il proprio tempo fino a scoprirne le tramature interne, i movimenti occulti del cuore, gli aneliti di libertà.
Luca Benassi
TESTI DI PATRIZIA BOI
I
Sento colpi di tosse
nella notte silenziosa
arrivano come rantoli
di una vita tempestosa
sembrano così vicini
alla mia stanza
mi viene un brivido
anche a distanza
come un alito che fugge
da questa vita
come se molto presto
sia proprio finita
mi accorgo subito
con grande terrore
che per quella voce
è finito l’amore.
Voglio che tu mi lecchi
questa ferita
perchè altro non chiedo
solo solo la vita.
II
Dove sei amore di una notte
Uomo dolce e crudele
vestito di pelle
dal tocco di luna
dai baci di stelle?
Dove mi porti
con le tue carezze
con i tuoi occhi di sogno?
Fammi entrare nella tua quiete
fammi sciogliere nel tuo sangue
fammi bere la rugiada del tuo amore.
III
Grigio si è fatto
il cielo
pioggia mi sferza
l’anima
sono le mie lacrime
perché tutto è nero
senza di te.
L’immensa gioia
vissuta
i nostri sguardi
furtivi
le tue parole
suadenti
tutto
irrazionalmente
in un attimo
spezzato
fuggito
finito
come se il nostro
Amore
si fosse dileguato
infranto.
IV
Occhi mi osservano
seni domandano
lumi rispecchiano
cieli pretendono
gioia sorrido
corpi desiderano
sogni mi ispirano
vita regalo.
V
Rami intricati
abbracci di ombre
sospiri di voci
succhiano la goccia
inconsapevoli
delle tenebre
incuranti
delle catastrofi.
VI
Ho bevuto notti di luce
su colline bianche
ho cercato sciami di lucciole
nelle estati tiepide
mi sono arrampicata
sugli arcobaleni di pace
per sfuggire alle guerre
ho udito il suono dei ciottoli
buttati per gioco nel fiume
ti ho aspettato per secoli
solo per le tue mani calde.
[pubblicato su noidonne – ottobre 2007]
24 / 02 / 2008