Le poesie di Gaia
Cari lettori,
vi presento una cara Ombrosa, affezionata lettrice e misteriosa amica, che ha voluto di recente regalarmi questi bei versi.
Inizialmente si è presentata col nome di Gengé Moscarda e proprio come l'omonimo personaggio pirandelliano ha svelato immediatamente uno, nessuno e centomila volti.
Per voi sarà Gaia, l'autrice delle seguenti parole:
* * *
È tutta lì la linea di confine; raggomitolata e rannicchiata in un buco che io stessa ho creato: il simbolo, lo stereotipo, il cadavere della mia rivoluzione.
È lì che io finisco e inizia l’idea che gli altri hanno di me; lì dove muore la speranza e nasce la rassegnazione a una vita fatta di finta di niente e tempo che scorre.
Tuttavia non muore mai la nostalgia di tempi passati che non sono mai esistiti, perché io non esistevo.
È un evoluzione che non ha meta e non porta in nessun luogo.
L’ unica medicina è l’involuzione a forma di vita primitiva.
* * *
Tra le dita accende l’alibi della sigaretta,
nessuno nota che muore di malinconia.
Dentro al non dire c’è tutta la sua lunga attesa.
Ci vorrà un miracolo perché esista
un’altra volta.
Un Miracolo,
o un pensiero bellissimo!
Ci si confonde sempre.
* * *
Grazie Gaia, torna presto a trovarmi.
Marco Diana
11 / 04 / 2008