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Luca Benassi presenta Patrizia Boi

Per il canale ‘Libro degli ospiti’, vi presento la scrittrice Patrizia Boi, conosciuta a Matera nel 2006.

Come già detto in un precedente articolo sul suo romanzo 'Donne allo specchio' [Mef L’Autore Libri, Firenze, 2006], son rimasto molto colpito dallo spirito altruistico della scrittrice che collabora attivamente con le ‘Donne in Nero’, rete internazionale di donne contro le guerre, alle quali devolve il 50% del ricavato dalle vendite del romanzo citato per finanziare un progetto di alfabetizzazione delle donne Kurde in Turchia.

Lascio la parola allo scrittore e critico Luca Benassi.

Marco Diana

COME UN ALITO CHE FUGGE:

'La scrittura del cuore di Patrizia Boi'

[Parla Luca Benassi]

Patrizia Boi è nata a Cagliari e vive a Roma. È un ingegnere che ha il dono prezioso della scrittura. Ha esordito con il romanzo Donne allo Specchio [MEF L’Autore Libri, Firenze, seconda edizione, 2006]. Attualmente sta lavorando ad un romanzo inedito e ad alcune fiabe di prossima pubblicazione. In poesia ha esordito sulla pagina poetica del numero di ottobre del mensile Noidonne.

Per la Boi la scrittura è un mezzo di conoscenza e scoperta, un modo per raggiungere una consapevolezza dell’ingranaggio del mondo, mostrandocelo allo stesso tempo in tutta la sua brutalità e bellezza. Patrizia Boi vive la letteratura sulla propria pelle, è una di quelle donne che non conoscono le mode letterarie del momento, la disperata ricerca della visibilità, ma mirano al nitore di un classico, alla grandezza del significato che vuole spiegare l’enigma della vita. In questa scrittura si avvertono gli echi di letture profonde, notturne, assimilate con quella passione che solo chi vive la letteratura può avere; emerge una frequentazione assidua della tradizione ottocentesca del romanzo francese e russo, e uno studio approfondito della psicologia e dell’antropologia. Ne risulta una capacità narrativa chiara, limpida, una freschezza che non mira allo stupore, alla visibilità ad ogni costo, ma invece ha l’obiettivo di rappresentare e comprendere l’essere umano e il suo ruolo nel mondo, di svelarne i meccanismi psicologici, i percorsi misteriosi dello spirito, fino a toccare gli archetipi, le origini.

In questo senso il romanzo Donne allo Specchio è emblematico. Si tratta di un testo complesso, ambientato prevalentemente tra le corsie di un reparto maternità di un ospedale pugliese, dove una delle protagoniste si trova a dover trascorrere le vacanze a causa di una gravidanza difficile.

Si tratta di una Puglia feconda di storia, di sciamanesimo e di tarantismo (nella lezione del de Martino), un luogo di passaggio e di scoperta, “della malattia vera, dove si avvertono i piaceri e la non compiutezza della modernità” (Raffaele Nigro), e dove è possibile incontrare una umanità varia, spesso piegata dalla fatica e dal dolore, ma sempre tollerante e disposta all’ascolto e alla comprensione.

Il tema antichissimo del viaggio si salda idealmente con quello centrale della maternità, inteso come percorso di conoscenza fisica e psichica e come scoperta dell’amore in una prospettiva rovesciata rispetto al senso comune, che vede la nascita come il frutto di un amore familiare. Qui il materno ha invece una sua autonomia istintiva, viene interpretato in una visione primordiale, mediterranea, dove ancora possono emergere le funzioni guaritrici, fecondatrici, sacre di una dea madre, nonostante i soffocamenti di una società patriarcale, spesso povera di cultura. Le vicende delle protagoniste si innestano nelle storie della Puglia, nell’arte, nella magia, nell’amore di Federico II e Costanza creando una narrazione fuori dal tempo, in grado di far rivivere la storia nel contemporaneo. Le storie delle donne del libro, provenienti da ambienti e culture diverse, l’una spagnola e l’altra pugliese, si specchiano e si svelano nella rievocazione delle proprie esperienze, creando ponti che si tendono dalle sponde opposte del Mediterraneo.

Patrizia Boi frequenta anche i territori accidentati della poesia.

Nei testi poetici, prevalentemente inediti, si manifesta una tensione al dire, un’urgenza del sentimento che preme sulla superficie liscia del linguaggio, forzandone le giunture.

Ecco apparire immagini che si affastellano le une sulle altre in una scrittura dalle volute barocche fino all’eccesso, una scrittura caratterizzata da un suono che imposta una verticalità fatta di melodia come una canzone di De Andrè.

Si tratta di testi in prima persona, dai connotati fortemente lirici, centrati sull’io, una sequenza dove l’autrice indaga l’anima, scopre un panorama del cuore fatto di dune ardenti, laghi, comete, boschi, cieli senza orizzonti, baci di stelle, occhi di sogno.

Un panorama nel quale la quotidianità viene deformata dalla lente curva del sentimento per mostrarci una realtà diversa fatta di spirito, di essenza, di anima. L’amore è il grande tema, declinato non solo come dono verso l’altro, come desiderio, passione, ma soprattutto come percorso di ricerca e di svelamento del sé, come capacità di sgranare il proprio tempo fino a scoprirne le tramature interne, i movimenti occulti del cuore, gli aneliti di libertà.

Luca Benassi

TESTI DI PATRIZIA BOI

I

Sento colpi di tosse

nella notte silenziosa

arrivano come rantoli

di una vita tempestosa

sembrano così vicini

alla mia stanza

mi viene un brivido

anche a distanza

come un alito che fugge

da questa vita

come se molto presto

sia proprio finita

mi accorgo subito

con grande terrore

che per quella voce

è finito l’amore.

Voglio che tu mi lecchi

questa ferita

perchè altro non chiedo

solo solo la vita.

II

Dove sei amore di una notte

Uomo dolce e crudele

vestito di pelle

dal tocco di luna

dai baci di stelle?

Dove mi porti

con le tue carezze

con i tuoi occhi di sogno?

Fammi entrare nella tua quiete

fammi sciogliere nel tuo sangue

fammi bere la rugiada del tuo amore.

III

Grigio si è fatto

il cielo

pioggia mi sferza

l’anima

sono le mie lacrime

perché tutto è nero

senza di te.

L’immensa gioia

vissuta

i nostri sguardi

furtivi

le tue parole

suadenti

tutto

irrazionalmente

in un attimo

spezzato

fuggito

finito

come se il nostro

Amore

si fosse dileguato

infranto.

IV

Occhi mi osservano

seni domandano

lumi rispecchiano

cieli pretendono

gioia sorrido

corpi desiderano

sogni mi ispirano

vita regalo.

V

Rami intricati

abbracci di ombre

sospiri di voci

succhiano la goccia

inconsapevoli

delle tenebre

incuranti

delle catastrofi.

VI

Ho bevuto notti di luce

su colline bianche

ho cercato sciami di lucciole

nelle estati tiepide

mi sono arrampicata

sugli arcobaleni di pace

per sfuggire alle guerre

ho udito il suono dei ciottoli

buttati per gioco nel fiume

ti ho aspettato per secoli

solo per le tue mani calde.

[pubblicato su noidonne – ottobre 2007]

12 ottobre 2007

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Luca Benassi

Luca Benassi è nato a Roma nel 1976 dove attualmente vive e lavora. Ha pubblicato le raccolte poetiche Nei margini della Storia [Joker Edizioni, 2000] e I Fasti del Grigio [Ed. Lepisma, Roma, 2005]. Ha tradotto De Weg del poeta fiammingo Germain Droogenbroodt [Il Cammino Edizioni I Quaderni della Valle, 2000]. Sul numero 1/2004 della Clessidra ha pubblicato una scelta di traduzioni del poeta palestinese Ibrahim Nasrallah. Cura la pagina dedicata alla poesia delle donne del mensile Noidonne. E' nella redazione di Polimnia, collabora con La Mosca di Milano e Hebenon. E' tra i curatori de L'antologia della poesia erotica contemporanea [Atì Editore, 2006]. Collabora con la Galleria d'Arte Atelier Inquadro di Roma occupandosi del rapporto tra poesia e arte. Ha collaborato con il gruppo lirico Camilla opera lirica nell'allestimento d'opere quali Tosca, L'Elisir d'amore, Butterfly, Aida.










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