Massimo De Mellis
Poeta
Per la sezione “Libro degli ospiti”, desidero presentarvi un poeta conosciuto a Cava de'Tirreni: Massimo De Mellis (al lato i cenni biografici), artista campano le cui radici sono da ricercare in Sardegna, per la precisione a Bonorva (Sassari).
Strutturerò questa breve scheda nel modo seguente: premi letterari conseguiti, un pensiero dell'autore sulla poesia e, per finire, un assaggio della sua poetica.
Poiché per lo spirito del “Libro degli ospiti” l'artista si deve presentare da sé, lascio la parola al poeta.
Ringrazio Massimo De Mellis per aver accettato l'invito in questo Paese d'ombre del quale da questo momento è cittadino onorario.
Marco Diana
Premi letterari
Alcune sue poesie sono state inserite in raccolte antologiche e recentemente ha ricevuto i seguenti riconoscimenti:
I giovani e la poesia (scrive Massimo De Mellis)
Riflessioni, consigli, osservazioni sulla composizione in versi
La poesia è abbastanza diffusa nel nostro tempo tra i giovani, utilizzata soprattutto come forma di espressione dei propri stati d’animo. Personalmente, trovo questa forma di comunicazione bellissima e gratificante.
Per fortuna, molte volte anche la scuola attuale, a partire dalla scuola primaria, si preoccupa direttamente di promuovere, presso gli studenti, esperienze creative di poesia (attenzione che la scuola di qualche decennio fa non aveva), non limitandosi pertanto a proporre esperienze di fruizione di testi poetici composti da autori noti, ma incoraggiando i ragazzi e i giovani stessi a comporre versi in prima persona. In questo senso, i fortunati allievi possono imparare ad utilizzare - già in giovane età - alcune tecniche di composizione e, se scopriranno una passione per la poesia, potranno sviluppare una conoscenza di base già acquisita, senza partire da “zero”.
Quali aspetti sono importanti per dare ad un proprio testo un’interessante veste poetica?
Musicalità, ritmo, scansione in versi-strofe, coinvolgimento emotivo del lettore, uso di particolari linguaggi figurati (similitudini, metafora, personificazione, anafora e molti altri).
Quali forme testuali e metriche utilizzare? Forme classiche, moderne o svincolate da regole?
Comunque sia, occorre certamente utilizzare in poesia un linguaggio adatto ai nostri tempi. Tuttavia, anche se si vogliono scegliere modalità personali ed una metrica libera (senza, per esempio, fissare e rispettare il numero delle sillabe per verso), il nostro testo poetico dovrà avere ritmo e musicalità e ciò non sarà realizzabile se non si possiede una sufficiente conoscenza delle forme poetiche classiche e formali (com’è strutturato un sonetto? cos’è un endecasillabo? quando è tronco? cosa sono dialefe, sinalefe, dieresi, sineresi?...). Più conosciamo la metrica classica, più possiamo svincolarci (volendo) dalla fissità delle regole per sperimentare testi liberi e personali.
Similmente, è bene approfondire la lettura di autori sia classici, sia moderni. A mo’ di esempio: Dante, Petrarca, Foscolo, Manzoni, Carducci, Leopardi, Saba, ma anche Eugenio Montale, Charles Baudelaire, Mario Luzi, Alda Merini, Attilio Bertolucci…
Spesso, la poesia italiana attuale utilizza un linguaggio moderato e quotidiano, apparentemente senza particolari velleità esistenzialiste, ma che nasconde invece, nelle pieghe di immagini semplici e consuete, la sofferenza dell’uomo di oggi che, nel mare delle culture e nell’interno di una società acentrica, stenta a ritrovare il senso e la bussola della vita.
Il giovane che si appassionerà alla composizione di testi poetici, quali e quanti lettori delle proprie poesie potrà trovare?
Il consiglio è di inserirsi in alcuni siti e forum di qualità che si occupano di poesia. In tali spazi, un autore, anche esordiente ed ai primi passi, può ricevere letture, commenti e suggerimenti per i propri testi e “crescere” gradualmente come poeta. Una ricerca mirata in Internet darà modo di trovare numerosi appositi spazi di gratuita pubblicazione, da vagliare e selezionare. Ad una certa fase dell’esperienza poetica, il giovane potrà partecipare a manifestazioni o concorsi letterari, avendo presente che “molti sono i poeti, e pochi gli eletti!”.
Un assaggio poetico
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A città
Na vera meraviglia
sdraiata, sta bbella figlia
s’è stisa affianc’ ‘o mare:
‘o capo ‘a Marechiare
‘e piere cchiù vvicine
‘o lione vulcano.
Senza tenè ricchezza
suspirave ‘sta bbrezza
leggera e prufumata,
si’n’tenive putenza
t’abbastava ‘na renza
‘e ‘nu sole sano.
Si dipinti n’avive
te guardave cuntento
chesta luna d’argiento
ciento stelle furtive:
na pittura divina
blu, smeraldo e d’oro
P’ ‘e vicule, p‘‘o rione
truvave educazione
cu n’aiuto nu cunziglio,
‘o pate comme ‘o figlio
era ggente cchiù fina
e tu ‘nzieme a lloro.
Tutt’ na corsa è oggi
rummure, fumme nire
cu ll’uocchie moggi moggi
o dint’ a capa ll’ira
a via è na carta sporca
e povera città.
Fermammo sti muture
guardamme sti culure
scetammoce d’ ‘o suonno
so’ ‘e ggiuvane ca ‘o vvonno,
pigliammo cu ‘o rispetto
na giusta dignità.
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La città
Una vera meraviglia
sdraiata, questa bella figlia
si è stesa vicino al mare
il capo a Marechiaro
i piedi più vicini
al vulcano-leone (Vesuvio)
Senza avere ricchezza
sospiravi una brezza
leggera e profumata,
se non avevi potenza
ti bastava un raggio
di un sole sano.
Se non avevi dipinti
guardavi contento
quella luna d’argento
e cento stelle segrete:
una pittura divina
blu, verde smeraldo e d’oro.
Per i vicoli ed i rioni
trovavi educazione
con l’aiuto, un consiglio;
il padre come il figlio
erano persone gentili
e tu con loro.
Tutta una corsa è oggi
rumori, fumo nero,
con gli occhi mogi mogi
o l’ira nella testa,
la via è “una carta sporca”
e povera città.
Fermiamo questi motori,
guardiamo questi colori,
svegliamoci dal sonno
i giovani lo vogliono,
prendiamo con il rispetto
una giusta dignità.
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[Poesia premiata con MEDAGLIA - alla XXIV edizione 2007 del Premio Letterario Internazionale “Città di Cava de'Tirreni”, sezione Poesia in vernacolo regionale]
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Emblema
Avrei esposto alta
la mia bandiera
ma gli schermitori
hanno stoccato sghembi
bucando l’aria
con spade impaurite
più pronti, gli altri
con daga di fulmine,
come guerrieri spietati
hanno colpito aspro
piegando le ginocchia
ai nostri in affanno.
Avrei lasciato
sventolare gaia
la mia bandiera
a un soffio fresco
ma l’ultima battaglia
è andata perduta
rotolando giù
come masso nel dirupo
e tutta la gioia
s‘ è sciolta lesta al sole.
Era pronto il vessillo
era impregnato di cielo
ma l’ho riavvolto piano
secondando un gesto
triste.
[Segnalazione XXIV ed. 07 Premio Letterario Internazionale “Città di Cava de'Tirreni”]
Fatuità
Fraseggi a centrocampo
con passaggi fidati
allarghi sulle fasce
il gioco, cerchi scatti.
Argini con ordine
veloci contrattacchi
spezzando le azioni
con respinte elevate,
contrasti anche ruvidi.
L'arbitro del momento
si dimostra severo,
agita reprimende
e cartellini gialli.
La folla non sostiene.
Lasci spiovere lanci
mirati ai venti metri,
congegni buoni inviti
ma le frecce lanciate
a rete sono a vuoto.
Su al “Pittore”
Ora fuggita e già distante
amica di giochi di strada
riaffiori e si rianimano
nel vesuviano sobborgo
le conte in dialetto, le corse
ed i salti su schiene ricurve,
il lancio di palla scugnizzo
sulla torre di sette pietre,
il carroccio di tavole e legni
con le vertiginose discese
e le stridenti sterzate.
Nella campagna sovrana
i ragazzi modellano fionde
impiegando rami adatti
lavorati con gesti lenti;
a Via Luca Giordano
negozietti di poco lusso
vendono pazzielle
rare e colorate.
Guainelle intempestive
tra folti eserciti nemici
interrogano il coraggio,
poi le fiere sfide a pallone
in campi polverosi
tra parchi rivali,
scavalcare, esplorare
un cane amico del gruppo.
Pochi giri compie ancora
la ruota oliata del tempo
e subito il paese si muta
in labirinti di palazzi
che cingono le antiche ville,
con nuovi giochi, altro vivere.
[Migliore poesia di autore locale, V ed. 2006-2007 Concorso Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”]
Venuto dall’est
Da padre, in lungo tratto
di vita ci hai condotto
per dei varchi sicuri
sulle creste del tempo,
uomo di verità e calore
nel fuoco di pentecoste
hai parlato una lingua
di limpide parole.
Con dolore e fiducia
ora t’avvii all’aurora
di un lucente mattino,
tutti siamo smarriti
e riapriamo lo sguardo
sul senso della vita.
Ci hai indicato la strada
dell’amore celeste
tu attendici alla porta.
[A Giovanni Paolo II]
Massimo De Mellis
07 ottobre 2007