Come anticipato in un precedente articolo, in tale data si è tenuto presso la libreria Zonza di via Paoli, a Cagliari, un incontro con M. Cristina Secci, autrice del saggio
Con l'immagine allo specchio
- autoritratto letterario di Frida Kahlo -
Per me è una data importante perché conoscere la scrittrice mi ha certamente reso più ricco, ricco di entusiasmo, immagini, parole, emozioni. Lasciando la libreria sorridevo e con un ritmo diverso il sangue mi scorreva in corpo... il ritmo dei MEXLA (Francesca Salis, voce, Marcello Verona, chitarra, Stefano Salis, percussioni)!
Vista l'importanza che attribuisco all'incontro in questione, vi proporrò una breve cronaca della serata e, in chiusura, il collegamento a un'interessante intervista concessami gentilmente dall'autrice.
Calato un rapido sipario musicale dei MEXLA ha avuto inizio l'incontro. L'autrice ama particolarmente il gruppo di musicisti cagliaritani poiché rievocano in lei, residente da anni a Città del Messico, piacevoli ricordi e immagini a tinte forti. Inoltre vi è un sottile legame tra la scrittrice e il gruppo, essendo nato quest'ultimo dopo aver ascoltato la colonna sonora del film Frida, pellicola diretta da Julie Taymor con Salma Hayek nei panni della pittrice.
Presa la parola, il critico d'arte Alessandra Menesini ha delineato a tratti brevi ma incisivi il personaggio Frida Kahlo (Coyoacán 1907 - Coyoacán 1954), una donna che “ebbe una vita straordinaria e tremenda”, vita della quale fornisce testimonianza diretta il suo diario, composto tra il 1942 e il 1954 e attualmente custodito nella casa Azul (abitazione della pittrice, ora Museo Frida Kahlo) dietro una vetrina di cristallo.
La Menesini ha riconosciuto a Cristina Secci il merito di aver analizzato tale diario con piglio scientifico e quasi fraterno.
Pur avendo, il critico, affrontato disparate tematiche inerenti il saggio e il personaggio, la mia attenzione si è soffermata maggiormente sul concetto della doppia Frida.
Nella pittrice risiedevano almeno due donne: una dalla forte femminilità che indossava gonne a balzi, scialli, gioielli e un'altra prigioniera di un corpo sfortunato (poliomielite a sei anni e una serie indicibile di sciagure lungo tutto il suo percorso di vita).
Fin da piccola la pittrice sentì l'esigenza di inventarsi un'amica immaginaria che ritrasse nel quadro 'Le due Fride'. Nel diario l'autrice racconta l'incontro con un'amica immaginaria avvenuto in seguito a un viaggio oltre il vetro della propria finestra appannata. Questa figura era diafana, allegra, agile e leggiadra, probabilmente l'antitesi di come lei, prigioniera di se stessa, si sentiva o si vedeva allo specchio.
Lo specchio fedele compagno di vita e sofferenza dell'artista, muto custode di intimi sentimenti. Lo specchio, forse il vero diario di Frida.
Stacco dei MEXLA: Paloma negra.
Per analizzare ulteriormente il tema della doppia Frida, è intervenuta la scrittrice Giulia Clarkson affermando che nella propria espressione ogni artista parte da sé. Da scrittrice ha potuto testimoniare che la scrittura e l'arte possono essere considerati un lavoro di scoperta e autorappresentazione: scoperta e rappresentazione dei tanti mondi interiori possibili. Sempre per la Clarkson, nel diario di Frida si legge una continua volontà di scoprirsi e smascherarsi per poi mascherarsi nuovamente. Il tramite di questo gioco è lo specchio.
Ricorda Cristina Secci che Frida giocò con la sua immagine riflessa fin da piccola e che lo specchio fu mezzo indispensabile per l'attività di pittrice di autoritratti, dipinti nei quali si svelava nuda.
"Ma siamo certi che le opere di Frida, i quadri così come i disegni presenti nel diario, riproducano la realtà?", obietta l'autrice del saggio. I ritratti mostrano la pittrice sul letto d'ospedale col feto appena abortito, la dipingono malata e sofferente, amputata e tragica. L'autoritratto che segue l'amputazione della gamba è doloroso, privo di colori. Sono scorci reali, frammenti di una vita.
"Ma si tratta della realtà o di una realtà capovolta?"
“La grande verità”, afferma Cristina Secci nella prefazione all'opera, “è una verità capovolta. Ci si era illusi di vedere un'artista che s'impressiona al pari di una fotografia, che si lascia guardare senza alcun tramite, ed è invece necessario capovolgere e giocare con le immagini”.
A titolo d'esempio si è ricordato che la poliomielite infantile e l'incidente automobilistico compromisero la salute della gamba destra di Frida fino all'amputazione. Nei quadri l'arto malato è il sinistro.
Stacco dei MEXLA: Luz de Luna.
Al termine della presentazione, come affermato in apertura del presente articolo, mi son sentito più ricco.
Non capita ogni giorno di nutrirsi di pensieri, parole, musiche, immagini ed emozioni in una tale misura e tutto in una volta sola.
Non capita tutti i giorni di conoscere una persona brillante e disponibile come M. Cristina Secci la quale, a fine serata, mi ha concesso una breve intervista.
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