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Ospite del giorno: Vittorio Frau, scrittore.

Per la sezione “Libro degli Ospiti”, voglio presentarvi lo scrittore Vittorio Frau che parlerà simpaticamente di sé e del suo libro “La rimpatriata”.

Un caro saluto allo scrittore, con l’augurio che il transito in Paesedombre.org possa portargli fortuna.

Marco Diana

La Rimpatriata

(Scrive Vittorio Frau)

Se qualche tempo fa mi avessero detto che avrei pubblicato un libro, avrei riso fino a perdere i sensi. Un conto è vedere che qualsiasi foglio bianco postomi davanti dopo un po’ si riempie come per magia di assurdità legate tra loro in modo da far sorridere, ma ben altro è provare la sensazione data dal vedere una copertina con il proprio nome sopra e magari una foto incredula nel retro dell’“opera”. Una delle cose più difficili da accettare è stato proprio sentir chiamare “opera” la storia che ho scritto.Quando Vera Ambra, la presidentessa dell’associazione culturale “Akkuaria, un ponte sulla cultura” mi ha contattato con una email, che ora conservo come una reliquia, non ho nemmeno risposto, convinto si trattasse di uno scherzo o di qualche personaggio con secondi fini.

Ma andiamo per ordine: fin da adolescente ho avuto la strana capacità di scrivere storielle divertenti, tanto che tutti i miei compagni di scuola volevano gli scrivessi qualche “fesseria” nel diario, cosa che mi riusciva senza sforzo.

Intorno ai vent’anni, epoca remota nella quale i computer, ancora grandi come container, non erano d’uso comune, scrissi a mano una specie di resoconto surreale del primo campeggio della mia vita e lo conservai in un cassetto. Questa strana capacità, assolutamente slegata dal mio ciclo di studi (sono un Perito Elettrotecnico), colpì, alla fine degli anni ’80, un conoscente che all’epoca collaborava con un settimanale satirico-sportivo cagliaritano ormai scomparso: il “Trovotutto sport”. In breve tempo mi fu affidata una rubrica nella quale simulavo ipotetiche domande e risposte ad un sedicente “direttore”, rubrica che mi ha dato discrete soddisfazioni.

Nei primi anni ’90 ho conquistato il tanto bramato “posto fisso” che, tanto per cambiare, era assolutamente slegato da qualunque attività inerente alla scrittura o alla satira in genere: sono entrato a far parte del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, insomma in parole povere faccio il pompiere.

Nel 1993 portarono in un ufficio sindacale della caserma uno strano schermo che sembrava un televisore, ma non aveva l’antenna e nemmeno uno spinotto in cui inserire un cavo. Il curioso oggetto aveva un filo grigio sottilissimo collegato a una scatola con tanti tasti: si trattava di un preistorico personal computer, con processore da 8 Mb e dotato di un programma denominato “Framework” che permetteva di scrivere e stampare su un foglio!

In men che non si dica, agevolato dalla tecnologia, mi impadronii dell’attrezzo, creando un periodico di satira che chiamai “Pompe e Pompieri”, che ebbe, all’interno della mia caserma, un successo strepitoso la cui eco non si è ancora spenta nemmeno dopo 15 anni.

A cavallo fra i due millenni cominciai a vagare per la rete, imbattendomi in siti nei quali era possibile inserire i propri racconti, quindi “digitalizzai” il mio antico manoscritto “Le vacanze degli innocenti” e lo inviai a una decina di siti dedicati. Diverse email di persone che si erano immedesimate nel tragicomico racconto mi convinsero a scrivere un seguito: “La passione di Re Giovedì” .

Nel luglio di quest’anno, la già citata email di Vera Ambra con la dicitura troppo bella per sembrarmi vera: “sono rimasta colpita dal tuo modo di scrivere e vorrei proporti un contratto editoriale!”

Come già detto, non risposi alla prima richiesta in quanto già diverse volte avevo ricevuto comunicazioni simili, ma seguite dalla richiesta di cifre esorbitanti come “contributo alla pubblicazione”.

La seconda email di Vera specificava che non avrei dovuto versare alcun contributo, ma soprattutto faceva dei riferimenti ad alcuni brani dei miei scritti! Fu come essere folgorati, li aveva letti davvero! Feci una rapida ricerca su internet e mi resi conto che si trattava di una persona seria e una scrittrice di grandi qualità, che ho successivamente avuto la fortuna di conoscere durante un convegno dell’associazione a Milano. Scrissi durante il mese di agosto “La rimpatriata” che costituiva il prosieguo e la conclusione degli altri due e, ad ottobre, è stato pubblicato dalla “Edizioni Akkuaria”.

E’ stata una vicenda che mi ha colto di sorpresa e l’incontrare durante un convegno a Milano delle persone che avevano letto la mia “fatica” mi ha provocato sensazioni sconosciute.

Per quanto mi riguarda l’aver pubblicato un libro è già un grosso punto d’arrivo, tutto quello che accadrà dopo sarà in più.

Non so se questo libro piacerà, ma se così fosse, tenetevi forte perché la mia penna è piena di storie simili che scalpitano per uscire.

Sinossi:

I primi due episodi “Le vacanze degli innocenti e “La passione di Re Giovedì sono legati da un filo comune: l’odio viscerale per le vacanze “fai da te” e l’ assurda scomodità a cui ci si assoggetta pur di dire: “Sono stato in vacanza. “

Le vacanze degli innocenti narra del primo campeggio a cui partecipa un gruppetto di giovanissimi , che partono con la spensieratezza dei 15 anni e si scontrano in maniera quasi “tragica” con una serie di incredibili difficoltà e situazioni a volte surreali, ma comuni a tantissime vacanze improvvisate.

I ragazzi imparano a conoscere le privazioni della vita all’aria aperta, della mancanza di servizi igienici, della “persecuzione” da parte delle forze dell’ordine che, giustamente, pretendono il rispetto delle leggi e soprattutto della divisione in caste sociali dei vacanzieri.

I giovani infatti finiscono per “bivaccare” nei pressi di uno degli Hotel più esclusivi della Sardegna, illudendosi di poter di godere degli stessi agi dei fortunati clienti, ma vengono brutalmente e ripetutamente respinti.

La morale del racconto è l’assurdità dell’imbarcarsi in assurde avventure, accettare di fare una vita da “terzo mondo” solo per poter dire di essere stati in vacanza, mentre a due passi da casa si ha spesso molto più di quello che si va a cercare.

La passione di Re Giovedì” è la dimostrazione di come si possa ricadere in un errore che si era giurato di non ripetere.

I protagonisti di questa storia sono un gruppo di diciottenni che ha come mira principale quella di “darsi da fare” con le campeggiatrici straniere. Oltre al sottoscritto, vi sono quattro personaggi piuttosto singolari, ciascuno con caratteristiche differenti che si recano in Costa Smeralda, questa volta optando per la sosta in alcuni campeggi organizzati dove, pur non vivendo le spaventose privazioni di un campeggio libero, vanno incontro a una serie di avvenimenti grotteschi a causa delle bizzarre caratteristiche dei singoli personaggi. La parte del leone è svolta dal terribile Pierclaudio, un individuo il cui unico scopo di vita è l’organizzare, ai danni del prossimo, scherzi idioti al limite del codice penale.

Gran parte della vacanza è trascorsa nel cercare di contenere la sua esuberanza che porterà delle conseguenze tali dal costringere il gruppo a una fuga precipitosa.

La Rimpatriata è la naturale conclusione degli altri due; quando le vicissitudini narrate negli episodi precedenti assumono il carattere di vecchi ricordi, ecco ripresentarsi un attempato Pierclaudio, indiscusso protagonista negativo del racconto precedente che, cresciuto solo anagraficamente, organizza una “rimpatriata”, coinvolgendoci prepotentemente nella sua stramba idea e trascinandoci in una serie di umiliazioni e situazioni paradossali che ci riporta indietro nel tempo.

Dopo il primo incontro, Pierclaudio si mette in testa di voler risvegliare il nostro vecchio amico Giuseppe dallo stato di coma in cui si trova da quasi vent’anni a causa di un incidente stradale.

Il poveretto si sveglia ma crede che tutto sia uguale al 1986 e nel prosieguo della storia viene lentamente a conoscenza delle innovazioni tecnologiche dell’ultimo ventennio, primo fra tutti il telefono cellulare e la sua incredibile diffusione, poi tante altre “stranezze“ che fatica a digerire.

Vittorio Frau

15 / 01 / 2008

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