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Palazzo Regio: Donne allo specchio – seconda parte

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Intervento di Ignazio Congiu, Consigliere Provinciale e amico della scrittrice.

Ignazio Congiu, Consigliere Provinciale

Ignazio Congiu, “Ignazino” per la scrittrice, ha raccontato il forte rapporto d'amicizia che lo lega a Patrizia e che l'ha portato, dopo diversi anni di distanza forzata dai rispettivi lavori (Patrizia Boi lavora a Roma presso le Ferrovie dello Stato), a parlare proprio di questo sentimento e a testimoniare la determinazione che porta Patrizia a conseguire ottimi risultati in tutto ciò che fa.

Intervento di Giovanni Mameli, critico letterario.

Giovanni Mameli, critico letterario.

Il Prof. Mameli ha inserito il libro all'interno di quel “Rinascimento sardo” di cui si parla tanto ultimamente.

“Possiamo riconoscere due filoni fondamentali. In primo luogo il filone noir, definito da Oreste Del Buono il 'romanzo poliziesco della scuola sarda' e da considerarsi un finto poliziesco in quanto denso di realtà antropologica desiderosa di emergere. Infine, a mio parere, vi è un nutrito filone comico, grottesco nel quale si inseriscono scrittori come Flavio Soriga, Francesco Abate e, in un certo modo Milena Agus. Questo secondo filone, avente come lungimirante precursore Francesco Masala, spezza il filone del passato.

A sua volta il libro della Boi presenta dei caratteri di originalità per almeno due motivi:

  1. Ambientazione pugliese;
  2. Tematica trattata.

Il tema affrontato, infatti, è la condizione femminile in Italia e in particolare nel Mezzogiorno. L'aspetto interessante è dato dal punto di vista proposto: un punto di vista assolutamente femminile.

Per questo motivo ritengo che il libro si possa considerare 'istruttivo', soprattutto per gli uomini, così poco avvezzi ad ascoltare le donne”.

* * *

In seguito alla lettura di un passo molto coinvolgente del libro da parte della scrittrice, si è aperto un dibattito col pubblico che ha messo in luce ancor più il carattere di Patrizia Boi.

In chiusura, riporto come testimonianza della serata la domanda posta da Rita Corda e la relativa risposta.

Patrizia Boi e Rita Corda

Rita Corda:

“Cos'ha spinto una donna ingegnere a scrivere questo romanzo?”

Patrizia Boi

“Innanzi tutto il fatto di essere ingegnere è stato fondamentale. Giunta a Roma mi son sentita avvilita, schiacciata dalla burocrazia, delusa relativamente alle potenzialità che la mia professione poteva esprimere. A un certo punto della mia vita ho avuto la fortuna di vedere Funny e Alexander di Bergman. Una frase in particolare, una citazione del Sogno di Strindberg, mi fece capire che attraverso la letteratura, forse, avrei avuto modo di cambiare lo stato delle cose. Mi misi a scrivere un libro sulla burocrazia, un libro che scrivo da dieci anni, intitolato 'Lucrezia e i sonnambuli', testimonianza di come il potere sia in grado di opprimere tutto. 'Lucrezia e i sonnambuli', consegnato da poco all'editor, mi ha fatto soffrire terribilmente perché è stato in grado di mettere in discussione tutto ciò che ho fatto fin'ora.

Anche 'Donne allo specchio' è nato da una situazione infelice, è nato da un lutto. Un aborto in un ospedale pugliese. In Puglia vidi l'anima della Sardegna di 40 anni fa e ciò che scorsi, unitamente alla lettura di Raffaele Nigro, mi aprì maggiormente al tema del Mediterraneo. In definitiva posso dirti che lo scrivere mi ha permesso di elaborare in maniera costruttiva un lutto, un disagio”.

Marco Diana

13 / 06 / 2008

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