Paolo Maccioni
'La guerra del pellicano'
In uno dei miei viaggi letterari sono capitato in Campania.
Di quell'esperienza ricordo le coste del Cilento, gli arcani silenzi dell'antica Poseidonia, gli amici incontrati lungo la via, Ravello e le sue ville, Ravello e i suoi artisti, Ravello e i suoi turisti. E ricordo ancora la Terrazza dell'Infinito che, da Villa Cimbrone, spazia sulla Costiera Amalfitana in un'apnea senza fine. In quei giorni e in quella cornice, di cui si avrà occasione di parlare, magari, in una sede più appropriata, ho trovato un po' della mia terra.
A Cava de'Tirreni (Salerno) ho incontrato, infatti, lo scrittore Paolo Maccioni, all'occasione premiato con targa per il romanzo 'I segreti del Presidente' (Firenze libri, 2005). Di recente, ho avuto una seconda occasione di confronto dalla quale è nato un rapporto di stima reciproca e amicizia.
Terza occasione di confronto l'ho avuta affrontando la lettura del suo primo romanzo intitolato 'La guerra del Pellicano' (Firenze Libri, 2003), argento alla XVII edizione del Concorso Nazionale Letterario Garcia Lorca per il romanzo storico, argento per la sezione libro edito alla IV edizione del Premio Nazionale di Letteratura e Teatro Nicola Martucci – Città di Valenzano, menzione speciale alla IX edizione del Premio Letterario Città di Monteverde.
Come si è detto, si tratta di un romanzo storico. Ma Maccioni non ci accompagna in un lungo viaggio di secoli e secoli a ritroso nel tempo. Egli getta il sasso più vicino, e il tonfo è nitido in quanto prossimo nel tempo e nello spazio.
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Siamo nell'era moderna a Olbia, cancello d'ingresso della Costa Smeralda.
In un braccio di mare che, paterno, accoglie ogni genere di figlio, nuotano pochi esili valori in un ribollire di tentazioni. Fortuna e sfortuna, ricchezza e povertà, miraggi di felicità, tutto questo scorre a fiumi in costa, tra droga, soldi facili, soldi sporchi, violenza, sesso, falsi Dei e ricatti.
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In questo scenario si trova ad agire il sostituto procuratore della Repubblica Cesare Coinu detto 'Fillega', diminutivo di 'Fillegani' (Figlio d'un cane), per la tenacia con la quale sa ancorarsi alle proprie ipotesi. E questo magistrato si scontra con un duro caso di rapimento che vede coinvolto un personaggio di spicco, legato a un noto Principe, e una lunga catena di soggetti che conduce a un pescatore dai torbidi trascorsi. Le vicende si complicano, gli indizi sfuggono e si ricompongono, in uno scontro tra legge e necessità che dà adito a profonde riflessioni su più tematiche, non ultima quella relativa alle procedure messe in atto dalla magistratura in caso di sequestro di persona.
Un mondo che non lascia spazio al sorriso quello dipinto (o meglio fotografato) da Maccioni, una realtà crudele, quella dei rapimenti, a cui, specie in Sardegna, si è assistito e si assiste troppo spesso. Una speranza, però, risplende nei versi d'un poeta. In quei versi s'intravede una via di salvezza e una possibilità di riscatto. Perché l'uomo, come un pellicano che ritorni stanco al nido dopo un volo faticoso, ha sempre la possibilità di trovar conforto e riposo prima d'intraprendere un nuovo viaggio.
Vi sarete accorti del fatto che non ho svelato molto della storia, rischierei di rovinare la sorpresa. Leggete questo libro, fatelo con attenzione. Potrà accadere che, nel corso della giornata, alcune parole di Maccioni vi risuonino nella testa e possa, nel tempo, nascere un interessante dibattito su alcuni temi di fondamentale importanza, troppo spesso trascurati.
Vi lascio con alcune note sull'autore tratte dal sito www.literary.it.
Paolo Maccioni è del 1932. Messa da parte la laurea in giurisprudenza, ha svolto il ruolo di dirigente di un ente previdenziale e ha collaborato con vari istituti di ricerche di mercato e marketing. Dopo varie esperienze imprenditoriali ha realizzato in Sardegna una fabbrica di materie plastiche per l'edilizia che ha chiuso nel 1990 dedicandosi quindi a ordinare scritti, appunti, annotazioni, pensieri e concetti che aveva maturati nel corso delle varie esperienze.
Ha pubblicato: La guerra del pellicano (2003) e I segreti del Presidente (2005). Un terzo romanzo, ispirato a fatti realmente accaduti, con riferimenti al terrorismo islamico, dovrebbe uscire entro la prossima primavera.
Marco Diana
24 settembre 2007