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Questo è il mio Spazio della Lettura

Come anticipato in alcuni recenti articoli, sabato 3 nov. 07 si è aperto a Cagliari il IV forum del libro e della promozione della lettura. Al termine della prima delle due giornate posso ritenermi... stanco!

Stanco ma contento per via degli innumerevoli spunti di riflessione proposti.

Nel fare questa affermazione non parlo da scrittore o da persona che, nel suo piccolo, ha a che fare col mondo dell'editoria e con tanti libri. Parlo principalmente da lettore e da cittadino.

Il tema principe dell'incontro odierno è stato 'gli spazi della lettura', serio ragionamento sulle strade seguite oggi dalla lettura che trae le sue origini da un'osservazione: gli spazi della lettura, nel tempo, hanno subito delle trasformazioni.

Non ripropongo la cronaca dell'evento, fiducioso del fatto che entro l'anno prossimo l'associazione Presìdi del libro provvederà a stampare o, comunque, a diffondere una dettagliata relazione degli interventi.

Mi limiterò a dire che, dopo aver trascorso circa 9 ore alla Manifattura Tabacchi di via Regina Margherita 33 (luogo dell'incontro), avverto la necessità di riordinare le idee. Nella stanchezza notturna, cercherò di farlo ora in vostra compagnia.

Parto dal tema del forum 'Gli spazi della lettura' e mi domando quale sia il mio Spazio della Lettura.

Le prime sensazioni che affiorano al termine di questa giornata mi suggeriscono una sola risposta:


Questo è il mio

Spazio della Lettura.


Vedere Marcello Fois sussurrare peccati o confidenze all'orecchio paterno di Fernandel... ops... di Giorgio Todde che lo ascolta con la sacralità con la quale si accoglie una confessione; sentir parlare di lettura e cultura e avere un'ulteriore prova di quanto centrale sia il ruolo del libro nella vita del singolo e nella coscienza della società; essere testimone di tutto questo e avere voce in capitolo... questo è il mio Spazio della Lettura.

Si parla spesso di crisi dell'editoria italiana. Si dice in giro che si legge poco e a questo fenomeno per alcuni figlio del nostro tempo e per altri un inquietante presagio di sfacelo, si cerca di porre rimedio.

Lo scrittore Marcello Fois sostiene fermamente che la responsabilità di queste febbri culturali non siano da attribuire alla scuola ma ai genitori. Spetta ai genitori insegnare ai figli a provar piacere nella lettura. Qui, secondo me, nasce un altro problema non trascurabile: come si educano i genitori? E' emersa in questo primo giorno di discussione una triste realtà: in molte case non vi è l'ombra di un solo libro, vuoi per questioni economiche, vuoi per questioni culturali. Vi sono genitori, dunque, impossibilitati a svolgere quel ruolo proposto da Fois. Si ricade, così, nel vizio secondo cui si tramanda la cultura come il sangue e non vi è possibilità, o se vi è è estremamente rara, di scavalcare l'ereditarietà della cultura. La cultura per diritto di nascita.

In questo caso, a mio parere, potremmo ipotizzare un discorso di adozioni. Cerco di spiegarmi (a voi e a me stesso, dato che sto ragionando ora assieme a voi).

Come ho detto prima, vedere Fois confessare l'inconfessabile a Todde (magari si trattava di un semplice “ci prendiamo un caffè?” o altro, questioni loro) mi ha commosso (non chiedetemi perché anche se mi son dato una risposta).

La partecipazione di tali personaggi a eventi come quello odierno è importante non per feticismo, come ha affermato uno studioso nel corso del forum, ma per un altro motivo.

In una società dalle mille voci e dalle diecimila bugie è necessario avere dei punti di riferimento saldi e sono loro, gli scrittori con le loro storie, le loro esperienze di vita, le loro opinioni... sono loro la nostra stella polare.

Chiaramente parlo dell'oceano letterario, di politica parlerà il prossimo secolo la pergamena delle mie spoglie mummificate da un naufragio salato (quando uscirà leggete 11 di Savina Dolores Massa).

In questo senso parlo di adozioni.

Adozioni in cui padre e figlio sono totalmente inconsapevoli. Per questo motivo la vista di Todde mi commuove... ma questa è un'altra storia.

Il discorso del ruolo degli scrittori famosi si collega tenacemente a un altro tema affrontato sotto il tetto della Manifattura Tabacchi (quanto spazio e quanta storia stretti tra via XX settembre e via Regina Margherita!): i festival letterari.

Contrariamente al pensiero di alcuni dei presenti, non reputo i piccoli festival letterari 'la festa della ranocchia' o giù di lì come definiti da un eminente personaggio ma, al contrario, li ritengo per niente fini a se stessi in quanto hanno sempre un seguito seppur non manifesto a tutti. Può capitare che vedere sfilare accanto a sé un mostro sacro della letteratura risvegli più d'un animo assopito (... ancora il tema dell'inconsapevole adozione). Può capitare che da quell'incontro nasca un lettore, uno scrittore o una maggiore curiosità nei confronti del mondo.

Secondo me bisogna imparare a pensare in piccolo (senza trascurare il resto). In che senso?

Nel senso che purtroppo i grandi editori e i grandi librai (con “grandi” non mi riferisco alle capacità ma alla loro notorietà. Esistono infatti grandi librai in piccoli paesi dunque piccoli librai in grandi paesi) abitano e vivono grandi città, grandi spazi.

Vi sono luoghi in Sardegna ma ugualmente in Puglia, in Basilicata e via discorrendo, totalmente isolati. Non dico isolati dal resto del mondo ma dal resto della regione. Si è parlato di Gavoi e del festival 'Isola delle Storie'.

Un evento di tale portata giunge nei paesi simili a Gavoi come un inatteso raggio di luce e può realmente ravvivare più d'uno sguardo, mostrando che il mondo non termina laddove termina il paese, palesando l'esistenza di altre realtà delle quali è possibile far parte.

Dove il lettore non va dalla letteratura, la letteratura va dal lettore.

Questo dovrebbe essere lo spirito dei festival.

Ben vengano i festival di Mantova, Torino, etc... ma sia ancor più gradita la nascita di iniziative capaci di portare una ventata d'aria giovane nei luoghi granitici dimenticati dal tempo e dalla storia.

Per questi motivi ho amato il discorso d'apertura di Maria Meini, bibliotecaria di Lodé, introduzione che dovrebbe essere vessillo del IV forum del libro (e, pensandoci bene, forse lo è).

Tra le sue affermazioni:


Una biblioteca aperta migliora la vita del paese”.


[...]


Bene, affezionato popolo di questo Paese d'Ombre, è giunto il momento dei saluti. In realtà avrei voluto intrattenervi altre 9 o 10 ore con le mie fantasie notturne ma proprio non è possibile.

La carrozza è già diventata zucca e il letto mi chiama.

In conclusione vorrei affermare che questa esperienza mi ha impartito una bella lezione e mi ha indubbiamente arricchito di sensazioni, nozioni e pensieri che ancora non sono riuscito a decodificare e a interiorizzare bene.

Mi auguro che da questo articolo possano nascere delle interessanti discussioni nel forum di Paesedombre e vi saluto, stavolta realmente, raccomandandovi di intervenire alla giornata di chiusura del IV Forum del libro e della promozione della Lettura (il 04 nov 07... tra poche ore!!).


Buona notte.


Marco Diana


04-11-07

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