Recensione: Il Convento Rosso
Vi propongo una recensione inviatami da Anna Gogolin sul secondo romanzo di Claudio Piras.
Il Convento Rosso

[La Riflessione, 2008]
Anna Gogolin
Mi chiamo Anna Gogolin, ho 29 anni e sono nata in Polonia, ma la mia vita da un paio di anni è legata alla Sardegna. Sono laureata in lettere (filologia polacca) e a giugno del 2007 ho fatto il dottorato di ricerca in scienze umanistiche, all'Università della Slesia (Polonia). La letteratura è una mia grande passione.
Sarei molto contenta se volessi pubblicare la mia recensione, perché apprezzo molto il tuo impegno e, inoltre, credo davvero che nei nostri giorni, in cui la letteratura commerciale, spesso squallida, ottiene i suoi "cento colpi" di successo, i libri come quello di Claudio dovrebbero essere valorizzati e apprezzati.
Anna
Ringrazio Anna Gogolin per il suo contributo e per le sintetiche ma profonde considerazioni, perfettamente in sintonia con lo spirito di Paesedombre.
Marco Diana
Il Convento Rosso
Recensione a cura di Anna Gogolin
“Il Convento Rosso” è il secondo romanzo di Claudio Piras. Dall’uscita del primo, intitolato “Il rifugio”, sono passati poco più di dodici mesi, eppure non si possono non notare grandi passi in avanti, che il giovane autore ha compiuto.
Non è facile definire questo libro. Se, come vogliono molti, essere ibrido fosse il segno più evidente della letteratura mondiale del dopoguerra, il libro di Claudio Piras potrebbe essere definito un’ottima opera moderna, in cui le caratteristiche del romanzo storico e d’avventura si uniscono con forti sfumature psicologiche, paraboliche e – si può rischiare tranquillamente pure quest’ipotesi – fiabesche.
La storia parte da una strana coincidenza: due uomini, che apparentemente non hanno nulla in comune, muoiono nello stesso periodo. I loro ereditieri decidono di partire assieme in un luogo che neanche conoscono, per svelare il macabro segreto dei loro padri. A questo punto appare il vero protagonista del romanzo – il Convento Rosso. Un’imponente monastero medioevale, che esiste davvero al confine tra due paesi: la Polonia e la Slovacchia. Claudio Piras, attratto dal posto che descrive, si pone l’obiettivo di narrare i momenti più rilevanti della sua tormentata storia. La prima e l’ultima parte sono ambientate nel 1980, un anno importante per la comunità europea (nascita del sindacato di Solidarnosc, il fermento che portò alla caduta del muro di Berlino). La seconda parte parla della seconda guerra mondiale e di un complotto che, se non fosse stato troncato sul nascere, avrebbe potuto cambiare le sorti del mondo. La terza parte è ambientata nel ‘settecento, in un piccolo borgo montanaro slovacco, la quarta – nel ‘cinquecento, a Cracovia, che all’epoca era la capitale di uno dei paesi più grandi e potenti d’Europa – il Regno della Corona Polacca. L’azione della quinta parte si svolge nel basso medioevo ed è solo allora che si risolve il tenebroso enigma, presente in ogni capitolo del romanzo.
La lingua è elaborata e avvincente. Vale la pena sottolineare che Claudio Piras ha una grande abilità di adeguare il linguaggio all’epoca che descrive. È un eclettismo che va notato e apprezzato, soprattutto quando si tratta di un autore giovane ma già maturo dal punto di vista letterario.
Perché si dovrebbe leggere il romanzo di Claudio Piras? Perché è un buon libro, in cui il puro gusto di scrivere crea un insieme armonioso con intriganti intrecci e una trama ben pensata. Non è un libro banale, come non è banale il suo straordinario protagonista – il Convento Rosso.
Anna Gogolin
25 / 02 / 2008