Risposta a Lella: Scrivere in città
Cara Lella,
le tue parole hanno riacceso in me il ricordo della giornata trascorsa a Sassari il 10 giugno e mi hanno spinto a spostare momentaneamente il forum in Home Page per risponderti in maniera adeguata.
Riporto qui di seguito il tuo commento e la mia risposta.
Ti ringrazio per aver acceso una nuova scintilla.
Lella:
Un ringraziamento Marco da parte di chi ha assistito con sano appetito letterario alla serata di cui fai un resoconto sostanzioso e dettagliato. Nessuno di noi, avrebbe potuto riportare, con una così bella fotografia, l'interessante serata.
Complimenti anche per i tuoi successi letterari.
Ancora grazie, arrivederci e buona fortuna.
Marco:
E' stata una bellissima serata e anche una magnifica mattinata, densa di pensieri, di incontri e di esperienze.
Devi sapere che quella mattina – sveglia alle 5:00 – sono partito in treno da Cagliari e, giunto a Sassari, ho esplorato la “Sassari Vecchia” descritta da Capitta ne “il giardino non esiste” e da Cuccuru e Sanna in “Barbieri Turritani”. Ho vissuto i primi tre anni della mia vita nel cuore di Sassari e vedere un lucchetto nel portone della verduraia che mi faceva da mamma in via Al Carmine e osservare la città aperta in più punti, mi ha messo profonda malinconia e paura. Paura che la città, in mia assenza, possa aver cambiato volto, paura che Sassari abbia perso la propria anima. Ho camminato a lungo e, dopo alcune ore, ho incontrato proprio Pierfranco Cuccuru che mi ha regalato una magnifica intervista (la pubblicherò a breve su Paesedombre). Con Cuccuru la malinconia ha lasciato spazio alla speranza perché ho scoperto che alcune persone portano ancora in corpo lo spirito di Sassari. Le ruspe hanno scavato le strade e l'anima, in mille pezzi, ha trovato riparo in alcune donne e in alcuni uomini. Nel salutare il fotogiornalista Cuccuru, ho visto la città mutare. Non è morta, come erroneamente ho pensato, ma vive in coloro che credono ancora in lei e che scattano foto, scrivono libri, urlano la necessità di salvaguardare lo spirito cittadino.
La sera, come ben sai, ho seguito l'evento promosso da Verba Manent e dalle Messaggerie Sarde. Anche in quell'occasione è emersa un'umanità prepotente, propositiva e positiva. I ragionamenti sul Carcere di San Sebastiano sollevati da Anna Porcu, per farti un esempio o, ancora, l'entusiasmo unanimistico sul quale ha puntato il dito Massimo Onofri. E poi la testimonianza di Alberto Capitta che ha espresso passione, dedizione, forza e bellezza interiore.
Questo è lo spirito della serata descritta, lo stesso che mi ha spinto a condividere con i lettori di Paesedombre e in maniera tanto accurata l'esperienza vissuta: quella forza che un tempo si vedeva scolpita nel viso dei sassaresi vecchio stampo come mio nonno, venditore di tessuti nel cuore di Sassari (deceduto anni fa lontano dalla sua Sassari) e che ora, come detto, si può cogliere a piene mani in tutte quelle occasioni che mirano a recuperare un'identità societaria, a riedificare l'anima di una città.
Questo motivo mi ha spinto a scattare la fotografia di cui parli.
Ti abbraccio e perdonami la lungaggine.
Marco Diana
13 / 06 / 2008