Salvatore Niffoi
'La vedova scalza'
Salvatore Niffoi nasce a Orani nel 1950, paese in cui attualmente vive con la sua numerosa famiglia. È tragico, alle volte, il dipinto di Niffoi e lascia al palato, come un vino, un retrogusto che lo contraddistingue.
Ha un'impronta unica Niffoi, stile che lo porta a rimestare con la punta delle dita nelle viscere dell'umanità per trarne ogni genere di cose. Emergono preti lascivi e forze oscure a reggere i destini di tutti; sorgono paesi ove un immutabile senso primordiale fa da padrone e fra i cui confini si amalgamano verità e superstizioni; saltano fuori suini affamati di silenzio e carne.
Vi é poi quel borgo in cui, ineluttabile, giunge per tutti il momento di scegliere un albero e attaccarvi una corda per salutare il mondo in una tragica e folle altalena.
È tragico, alle volte, il dipinto di Niffoi e lascia al palato, come un vino, un retrogusto che lo contraddistingue.
Ho letto quasi tutto dello scrittore barbaricino e non mi ha stupito più di tanto la vittoria del premio Campiello 2006 con l'opera 'La vedova scalza' (Adelphi, 2006). Era scritto. Lo si sapeva da tempo.
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È il racconto di Mintonia Savuccu, resa brutalmente vedova del suo Micheddu. La donna apre il libro con le seguenti parole:
"Me lo portarono a casa un mattino di luglio, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale... Lo stesi sul tavolo di granito del cortile, quello che usavamo per le feste grandi, e lo lavai col getto della pompa... Pthù! Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto per strappargli il cuore con le mani e prenderlo a calci come una palla di stracci!"
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Micheddu costretto alla macchia, Micheddu traditore che ebbe un figlio da un'altra donna, Micheddu scannato come un maiale, godrà sempre dell'amore di Mintonia che, portatrice di un antico e feroce codice, cercherà la sua vendetta.
In questo romanzo emerge la cruda realtà delle faide barbaricine ma vi è anche spazio per ampi momenti lirici, preannunziati dal titolo estremamente evocativo.
Ci sarebbe da dire molto ancora su questo romanzo, giunto in poco più di un anno alla nona edizione, ma lascio a voi lettori il gusto di scoprirlo e, proprio come un vino, degustarlo.
Marco Diana
05 settembre 2007