per contattarci | pubblicità | scambio link | forum | Feed RSS | www.paesedombre.org di Marco Diana 
     
  Home | L'autore | Contenuto del sito | Utilizzare l'archivio | Scambio link | Forum | email | pubblicità sul sito
segnala il tuo sito web gratis | aggiungi ai preferiti | fai di questo sito la tua home page  

Savina Dolores Massa: Undici

Un pensiero...

Tempo fa in un articolo intitolato “Fuga dall'Africa”, raccolsi alcune testimonianze sul business e sulle tragedie dell'immigrazione.

In quell'occasione volli ricordare le parole di Tiziano Terzani che in “Lettere contro la guerra” [Tea, 2004] si espresse così:

Con quel che sta succedendo nel mondo

la nostra vita non può,

non deve,

essere normale.

Di questa normalità dovremmo avere vergogna.

Alcuni giorni fa il Dalai Lama, in visita a Parigi, ha pubblicamente accusato le autorità cinesi di arrestare spesso civili tibetani e di torturarli a morte.

Dal 1993 oltre 430 donne e bambine sono state assassinate a Ciudad Juárez e nella città di Chihuahua. In circa un terzo dei casi la vittima aveva subito violenza sessuale.

Secondo il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, nel 2008 il numero di persone che soffrono la fame è aumentato di circa 50 milioni rispetto al 2007.

È questa la normalità?

E di fronte a questa “normalità” che non concede tregue né per le olimpiadi né in periodo agostano qual è il nostro atteggiamento?

Siamo stati forse anestetizzati alla sofferenza altrui dalle continue immagini di violenza e morte che la cronaca e la fiction ci propongono/impongono 24 ore al giorno?

Alle volte credo che non sia distante dalla realtà la seguente considerazione fatta da un personaggio del già citato “Afa” di Giulio Angioni: “L'eroismo, il coraggio e anche l'onore, quelli ce li ha sputtanati il presidente Bush, con la democrazia e i diritti umani [...] Bush che l'etichetta di eroismo l'appiccica su cose ben diverse, e bara, scompigliando il mondo”.

In questo “mondo scompigliato” da mille giustificazioni risulta sempre più arduo prendere una posizione, capire da che parte stare.

Eppure la posizione da prendere appare nitida se si parte dalla considerazione che tutti dovremmo avere diritto alla vita e a una vita libera.

Mi ritornano alla mente le parole di Norberto Bobbio:

... non vi sono più' guerre giuste o ingiuste; una guerra, qualunque essa sia, che può provocare la scomparsa della vita sulla terra, è ingiusta”.

Qualunque tentativo di giustificare o di dimenticare i morti in guerra, i dispersi in mare, gli affamati, gli schiavi di un regime, le missioni di pace condotte col mitra spianato... etc... è pura ipocrisia.

Di questa normalità dovremmo avere vergogna.

Undici

Scusate questo confuso cappello introduttivo che vuole essere semplicemente spunto di riflessione e approfondimento su temi fondamentali quali il diritto alla vita, alla libertà individuale e alla presa di posizione in grado di sciogliere qualsiasi indifferenza di regime.

Punto di partenza di queste considerazioni è stato un romanzo struggente scritto dalla cara amica Savina Dolores Massa, finalista alla ventunesima edizione del Premio Calvino e pubblicato nel giugno 2008 dalla casa editrice “Il Maestrale”.

La nostra scrittrice, per niente indifferente alla sofferenza del mondo che diviene sempre un po' sua, ci regala gli ultimi pensieri di undici naufraghi ritrovati al largo dei Caraibi in una bara di sale.

Undici capitoli per undici storie. Sullo sfondo il suono della kora.

Una kora che parla per immagini, per frammenti di ricordi e per emozioni.

Uno stile coraggioso e poetico, mai banale, di grande impatto.

Consiglio caldamente la lettura di questo romanzo a tutti i Lettori Ombrosi. Un libro malinconico, coinvolgente e terribilmente vero.

* * *

Cara Savina,

ti sarai resa conto della difficoltà con la quale cerco di raccontare il tuo romanzo. Capiscimi.

Ho atteso tanto la pubblicazione di Undici e, in seguito alla lettura, mi riscopro senza parole.

Il tuo romanzo va oltre le mie aspettative. Dentro ho pianto.

Grazie di cuore Pizia.

Per meglio ringraziarti ed esprimere l'esplosione emozionale che le tue parole hanno saputo regalarmi, ho pensato di scrivere una cosa per te.

Spero ti sia gradito il pensiero.

Il canto degli Undici

I

Sul mare Baba, marinaio zoppo,

trentaduenne vecchio del villaggio,

ebbe una madre nuova e un piede d'onde.


Sul mare Baba, pescatore storpio,

sentì la sua kora e ricordi sparsi,

flagellati suoni di cappi e palme.


Non fu l'onda a far naufraghi i sospiri

a inaridire sogni, panni al sole.

Fu l'uomo, l'uomo e una fune sciolta.


Nessuna madre deve pianger mai.

Soprattutto per un piede malato.

II

Da uomo libero vai per il mondo”

disse il saggio padre ad Amdy di Mbour

che allevava mosche in odor di sale.


E lui partì, sulle spalle i nipoti.

Ti saluto Africa madre. Addio.

Il mio sangue, qui, non avrà mai frutti”.


Tra i flutti, laggiù, fa la tana il pesce,

nell'occhio rapito, gorgo marino,

d'una madre sola, le mani in sangue.


Finirà il sapore della mia vita

e di me il ricordo, vero Sayoro?”

III

Bilal, montone nero morto in barca,

che il nonno occhi di spuma mandò in mare

per un colore nuovo da toccare.


Bilal, maschera scura, corna arcuate

immolato in una moschea d'onde

avrebbe dovuto andare in Europa.


Faccio piroghe. Facevo piroghe”

risuona la voce tra i mezzo vivi,

color di ricordi, odor di morte.


Otto sorelle non hanno più risa.

Lascia Sayoro che il montone pianga”

IV

Vedo un vento viola, viola Sayoro

e pesci con le ali e stelle nere.

Un baobab sotto il mare è la mia casa”.


Laamin, cane sciolto senza padrone

attende qualcuno e mai, mai abbaia.

Rosso, sotto il mare, sfila il passato.


La moglie resa bella da preghiere,

i denti del bambino farsi strada,

turisti consigliargli la gran svolta.


Culla la morte ad illuderci tutti.

Vedo un vento viola, viola Sayoro”

V

Momar vuole silenzio e carne in morte

taglierebbe la kora, mangerebbe

Bilal, Bilal capro, Capro Disgrazia.


Fluirà sangue per segnarvi le fronti

figli di Allah, fratelli putrescenti,

avremmo dovuto mangiarci i morti”.


Solo Momar, tra dieci statue in sale,

radici di barba, unghie da fiera,

fruga le viscere di ogni suo inferno.


Bilal montone, Montone Disgrazia.

Mai capirete. Non capirete mai”.

VI

In un paese di conchiglie e sabbie

attende Safia del suo amato Pape

il corpo cavo a cui rendere il cuore.


Torna amato, Pape amor, torna da me,

riavrai il tuo bel cuore e radici e foglie

quando morrò in un abbraccio di kora”.


Scava la Morte tra vuoto cordame,

coglie, pulisce e con un bacio infila

anime sciolte sotto il nero manto.


Lascia griot, lascia Safia lontana.

Ora riposo. Domani pescherò”

VII

Aiutami a morir meglio Sayoro

suonandomi il corpo di cane morto

nel silenzioso spavento del mare.


Aiuta le mie preghiere Sayoro

da tempo smarritesi senza meta

dentro una gabbia di galline in fiamme.


Un giorno la mano stringeva riso,

i sorrisi d'Awa e i suoi caldi seni.

Cadon ricordi senza alcun rumore”.


Ibou, corteccia nera, carta nera.

Spareran per te i cannoni di Gorée?

VIII

Odia il mare Djibril, fiore di baobab,

secondogenito del griot l'ombra,

sciamano di scorta, cantore muto.


La vide nel sonno o forse fu in veglia

spargere vermi e germogli sul porco

Maria Maddalena d'onde vestita.


Maria che parlò al griot, a lui solo,

e a Djibril mostrò la schiena tremante

mentre la terra fremeva d'intorno.


Fratello. Sayoro. Non t'invidio più.

Ne permittas a Te me separari”.

IX

Procurami cinquanta giovani Ibra,

cinquanta capri coi soldi tra i denti.

Giuro su Dio. Avrai l'erba migliore”.


Partimmo in cinquanta, morimmo tutti.

Crepati gli uomini, morti gli armenti,

su pascoli d'acque e spine di pesce.


Finiti i tempi dello zio Massamba,

la vela giace su un albero a pezzi,

vedo la mano sgozzar la gomena.


Dite qualcosa. Parlate, vi prego!

Il nodo, lo giuro, era stretto forte”.

X

Nevica sull'oceano parigino”.

Mor, giovane matto frutto di mango,

annusa Dio ricoperto di sabbia.


Mor nato nero, putrefatto bianco,

strappa a Sayoro frenetiche danze

per rotule nude e ricordi scarni.


Non volerà come un asino in cielo

a baciar la morte, a sgridar l'Eterno,

a chieder ragione di veli estinti.


Lucido, sano, il matto si ritira.

Sayoro, griot. Sono affari tuoi”.

XI

Immaginai su una barca gemella

fratelli d'un differente destino

naviganti verso un sogno infinito.


Durò poco l'immagine allo specchio.

Rimase il sacro, sospeso, silenzio

di undici dormienti sull'Atlantico.


In Africa Muore l'uomo con figli,

senza discendenti l'uomo Finisce.

Io qui muoio, mia kora, figlia bella.


Nutri la compassione di chi assiste.

Piangimi mia kora. Sayoro ha pianto”.


Per gli Undici, per Savina

Marco Diana


18 / 08 / 2008

diventa amico di questo sito su Facebook
conoscerai gli autori del network e gli altri lettori


Scrivi la tua opinione su questo articolo,
le tue opinioni saranno pubblicate nello spazio Forum


Il tuo nome

(facoltativo)





Voci correlate

 
 

Undici

di Savina Dolores Massa

[Il Maestrale, 2008]

Titolo: Undici

Autore: Massa Savina D.

Editore: Il Maestrale

Data di Pubblicazione: 2008

Collana: Narrativa

ISBN: 8889801573

ISBN-13: 9788889801574

Savina Dolores Massa (dall'aletta del volume)

Savina Dolores Massa nasce a Oristano.

Da alcuni anni è scrittrice a tempo pieno. È attiva, con l'Associazione pARTicORali, nell'organizzazione di eventi culturali. Ha fondato recentemente la compagnia di spettacolo Hanife Ana assieme al musicista jazz Gianfranco Fedele e all'attore Alessandro Melis.

Con il romanzo Undici è giunta nella rosa dei finalisti al Premio Calvino 2007.

Vedi anche...

Per 11 volte ho vissuto e sono morta

Il silenzio cocciuto della pietra

Giorno di Sartiglia: Semidio

Approfondimenti

Il blog di Savina

Servizio fotografico di Alessandro Melis

Recensione di Antonio Fiori

Recensione di Giovanni Nuscis

Recensione di Daniela Raimondi

Piera Maria Chessa parla di Undici

Antonio Strinna parla di Undici

Articolo di Giovanni Maria Bellu (pdf)

Inno nazionale del Senegal (fonte: http://www.radioradicale.it)

Pizzicate tutti le vostre kora, battete i vostri balafon Il leone rosso ha ruggito. Il domatore della savana Di un balzo s'è slanciato dissipando le tenebre Sole sulle nostre paure, sole sulla nostra speranza
Ritornello : In piedi fratelli ecco l'Africa riunita Fibre del mio cuore verde spalla contro spalla Miei più che fratelli. O Senegalesi, alzatevi! Uniamo il mare e le sorgenti, uniamo La steppa e la foresta. Ti saluto Africa madre.
Senegal, tu figlio della spuma del leone, Tu sorto dalla notte al galoppo dei cavalli, Rendici, oh ! rendici l'onore dei nostri Antenati Splendidi come l'ebano e forti come il muscolo! Diciamo diritti - la spada non ha una sbavatura
Senegal, facciamo nostro il tuo grande disegno: Riunire i pulcini al riparo dei nibbi Per farne, dall'est ad ovest, dal nord al sud, Ritti, uno stesso popolo, un popolo senza divisioni, Ma un popolo volto verso tutti i venti del mondo
Senegal, come te, come tutti i nostri eroi, Saremo duri, senza odio e con le braccia aperte, La spada, la metteremo nella pace del fodero, Perché il nostro lavoro sarà la nostra arma e la parola. Il Bantu è un fratello, come l'Arabo e il Bianco.
Ma se il nemico incendia le nostre frontiere Stiamo tutti eretti con le armi in pugno: Un popolo nella sua fede sfidando tutte le sventure; I giovani e i vecchi, gli uomini e le donne. La morte, sì ! Noi diciamo la morte ma non il disonore.










Iscriviti alla newsletter

Se vuoi seguire le novità e gli aggiornamenti di questo sito, iscriviti alla nostra newsletter. Ti potrai cancellare dal servizio in qualsiasi momento.

scrivi la tua email


per pubblicare il tuo banner in questo spazio
 
 
Iscriviti alla newsletter
Audience Record
722.000 lettori
unici mensili a maggio 2008
nel network

per la pubblicità
su questo sito

Altri articoli
su argomenti simili

 

Network news
02/12/2008
Fotovoltaico di pregio: i vincitori del bando del ministero dell´ambiente

01/12/2008
NASCE OGGI ENEL GREEN POWER

Network Videonews

Tutte le videonews

Archivio news
200812
200811
200810
200809
200808
200807
200806
200805
200804
200803
200802
200801
200712
200711
200710
200709

 


 

 

 



  portale di Marco Diana (PD) pagina pubblicata in 3 secondi
Note Legali: questo sito è di proprietà di Marco Diana - email paesedombre@gmail.com
Contenuti pubblicati secondo la licenza di utilizzo di Creative Commons salvo diverse indicazioni.
Le foto presenti sul sito sono state in larga parte prese da Internet,e quindi valutate di pubblico dominio
Per chiedere la rimozione di foto o contenuti scrivere alla redazione del sito
 

per la pubblicità online su questo sito