Soluzione e Non-premiazione del quiz ombroso n. 2
Carissimi lettori di Paesedombre,
siamo giunti alla non-premiazione del Quiz Ombroso n. 2.
Come consuetudine, prima di far salire sul podio i vincitori, darò la soluzione al quesito.
La soluzione.
Le poesie proposte (potete rileggerle QUI), “Veu de mar” e “La mia mar”, sono state tratte dalla silloge:
La mia mar

[Edes - Editrice Democratica Sarda, 2005]
L'autrice, ormai si sarà capito, è Maria Chessa Lai.
Maria Chessa Lai è nata in Gallura (a Monti) nel 1922 e varie vicissitudini la portarono in Toscana e nuovamente in Sardegna. Il 1945 fu per lei un anno fondamentale. Divenuta insegnante presso la Scuola Elementare di Alghero, decise di trasferirsi nella città catalana e, per avvicinarsi maggiormente ai propri studenti, volle impadronirsi della lingua locale. A proposito della lingua, M. C. Lai afferma:
“[...] Il tempo passa ma lascia impronte non cancellabili perché la vita non è come sabbia che si scompone e si ricompone di colpo, facendo dileguare ogni traccia. Di queste impronte la più significativa e indelebile è la lingua; essa rappresenta anima e intendimento di ogni popolo. Perciò va salvaguardata nel rispetto di se stessi e delle realtà sociali, che in esse vivono, sottraendola e proteggendola da ogni livellamento [...]”.
La silloge “La mia mar” raccoglie tutti i premi ricevuti nel corso di vent'anni di attività poetica, dal Premio Ozieri del 1983 con “El temps de la mare” al Premio Rafael Sari del 2003 con “Suau és la posta del sol”.
I temi della sua poesia, ammette la scrittrice, sono i ricordi: la terra, i luoghi, le piante, il mare, gli affetti e i sentimenti.
È palpabile nei suoi versi una struggente malinconia che insegue altra malinconia tra le pieghe del mare e del tempo.
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Quan ve lo dia
de deixar aquest món
cada ànima se n'va
de una criatura a l'altra
per acopiar los dies
de se gosar la glòria.
[...]
A les ales del destí
lo temps sou se 'n vola
i el posa als peus
del fill.
No té més dies
la mare
mai més.
[Da “El temps de la mare”]
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Quando verrà il giorno
di lasciar questo mondo
ogni anima trasmigra
di creatura in creatura
per meritare
il tempo della gloria.
[...]
Vola il suo tempo
sulle ali del destino
e lo posa
ai piedi del figlio.
La madre
mai più
riavrà il suo tempo.
[Da “Il tempo della madre”]
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In una raccolta dedicata alla memoria, il tempo è e deve essere una costante. Lo scorrere del tempo conduce inevitabilmente al tema della morte, anche questo affrontato con delicatezza e con uno sguardo alla vita umana e al mistero che sottende.
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[...]
- Que hi ha enllà! - l'ànima fiadava.
Hi haurà flors en el jardí,
alegres colors, vent als arbres
i la dolçura de la tardor?
Sem fills sem orfens de amor.
Mes l'esperança creixiva com flor
en la tua ànima.
Esvanida com nella al sol,
desfullada com rosa en la tarda,
entre el prodigi
de l'ona més alta
despreocupada te 'n vas
sense crit
sense demana.
[Da “Quan vé la tarda”]
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[...]
- Che c'è nell' Aldilà! - l'anima fiatava.
Vi saran fiori nel giardino,
allegri colori, vento sugli alberi
e dell'autunno dolce l'attesa?
Siam figli orfani d'amore.
Ma la speranza nell'anima
cresceva come un fiore.
Svanita come nebbia al sole
sfogliata come rosa nella sera,
dentro il prodigio
dell'onda più alta
te ne vai spensierata
senza grido
senza domanda.
[Da “Quando viene la sera”]
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Altro spirito onnipresente è il mare... e ancora il tempo... e nuovamente il mare. Come se il respiro del mare potesse scandire il tempo, come se il percorso di un'onda potesse riassumere una vita umana.
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[...]
Les ones repeten a la vora
sospirs de viatges sense retorn.
[...]
[Da “Vent vent de mar”]
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[...]
Le onde ripetono alla riva
sospiri di viaggi senza ritorno.
[...]
[Da “Vento vento di mare”]
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[...]
Cada ona s'aixeca
de la gravitat de l'aigua
vola en alt damunt de les coses
i en el frèmit del temps
se desfà
en miques transparents de cristall.
[...]
[Da “La mia mar”]
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[...]
Ogni onda s'innalza
dalla gravità dell'acqua
vola in alto, sopra ogni cosa,
e nel fremito del tempo
si frange
in schegge trasparenti di cristallo.
[...]
[Da “Il mio mare”]
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Perché in fondo questa è la nostra vita: mulinelli lucenti, che seducono l'uomo quando il vento seduce le onde. Come onde c'innalziamo per poi ricadere e rialzarci ancora fino a infrangerci, nel fremito del tempo, in schegge trasparenti di cristallo.
Molto evocativa, la poesia di Maria Chessa Lai riflette sulla vita, sulla sua bellezza e sulla sua fragilità.
Ed eccoci giunti al momento della...
Non-premiazione
Vincitrice assoluta del Quiz Ombroso n.2 è – suoni sa bena, zufoli su pipiriolu e spargano vergini oranti tappeti di petali in odorosa festa – Caterina Pisu.
La sola e unica vincitrice.
A te, carissima, il seguente non-premio: su pipiriolu di Paesedombre, suonando il quale un Pensiero Ombroso giungerà in tuo aiuto via e-mail. La carica dello strumento non è eterna ma si esaurisce nell'arco di un mese dal primo utilizzo. Secondo non-premio un doblone di Paesedombre, fino a questo momento custodito nel saldo forziere paesano. Mi raccomando Caterina... custodiscilo gelosamente, in futuro ti sarà spiegato come spenderlo. Terzo e ultimo non-premio le ultime parole del costruttore del castello di Tokyo Ota Dokan il quale, trapassato a morte, disse al suo assassino:
“Esso apprese,
se già non lo aveva fatto nelle ore di pace,
a guardare alla vita con leggerezza”
Nel libro dal quale ho tratto la precedente frase, “Bushido” di Inazo Nitobe, si legge la seguente interpretazione: “Le cose che agli uomini ordinari paiono serie possono sembrare giocose ai valorosi”.
Complimenti ancora alla valorosa vincitrice del secondo Quiz Ombroso.
In conclusione vi invito a partecipare al Quiz Ombroso n. 3. Attendo le vostre e-mail.
Marco Diana
09 / 02 / 2008