Il video è tratto da youtube e il brano appartiene all'album “Barones” dei Tenores di Neoneli. Il testo in questione non è dell'autore del giorno ma di Francesco Ignazio Mannu (Ozieri, 1758 - Cagliari, 1839) , adattato dai Tenores di Neoneli.
Ho deciso d'incorniciare la non-premiazione di oggi con questo brano intitolato “Ai cuddos”, “A coloro”, perché... insomma! Non posso dirvi tutto!
Ai cuddos, ch'in favore
de sa patria han peroradu,
chi s'ispada hana 'ogadu
pro sa causa comune,
o a su tuju sa fune
cherian ponner, meschinos!
O comente a Giacobinos
los cherian massacrare.
A coloro che in favore
della patria hanno lottato,
che hanno impugnato la spada
per la causa comune,
o una fune al collo,
meschini, volevano mettere,
o come Giacobini
li volevano massacrare.
La poesia proposta lo scorso sabato (potete rileggerla QUI), “Cantone de Giuanna, sa ruja, bagassa de gherra” (“Ballata di Giovanna, la rossa, puttana di guerra”), è stata tratta dal libro:
Poesias in duas limbas
(Poesie in due lingue)
[Il Maestrale, 2006]
L'autore è il celebre Frantziscu Màsala, scomparso a 90 anni il 23 gennaio dello scorso anno.
Avevo sentito parlare di Francesco Màsala come uno dei più grandi poeti e romanzieri sardi del Novecento e la lettura dei suoi versi, tanto veri e crudi, tanto crudi e leggeri, mi porta alla stessa conclusione.
Per rispetto non fornirò una nutrita biografia dello scrittore di Nughedu San Nicolò.
L'autore, infatti, a chi gli domandava un curriculum rispondeva:
"Sono nato a Nughedu e sicuramente morirò non so dove.
Se muoio a Cagliari voglio essere sepolto a Nughedu.
Se muoio a Nughedu voglio essere sepolto a Cagliari.
Giusto per rompere i coglioni anche da morto".
Il lavoro poetico preso in esame non è una semplice silloge di poesia. È soprattutto, a mio parere, un importante ritratto storico.
Si parla di povertà e di emigrazione, di guerra e d'amore...
[...]
Sette ranos de trigu intro su lettu,
sette cabos de filu in su telarzu,
sette paia 'e lentolos de isposa,
a donzi puntu, sette
pensamentos de amore,
ma su fiore 'e proinca
s'est allizadu in mesu
a sos biancos lentolos de isposa.
Su disterru, marcadu dae un'istella
de fogu nieddu,
s'isposu meu ch'est mortu in Marcinelle.
[...]
[Da “Sa promissa isposa”]
[...]
Sette chicchi di grano dentro il letto,
sette trame di filo nel telaio,
sette paia di lenzuola da sposa,
ad ogni punto, sette
pensieri d'amore,
ma il fiore di pervinca
si è inaridito in mezzo
alle bianche lenzuola da sposa.
Emigrato, segnato da una stella
di fuoco nero,
il mio sposo è morto a Marcinelle.
[...]
[Da “La promessa sposa”]
Nell'enciclopedia libera “Wikipedia” si legge: “Il disastro di Marcinelle fu una catastrofe avvenuta la mattina dell' 8 agosto 1956 in una miniera di carbone situata a Marcinelle, nei pressi di Charleroi, in Belgio. L'incidente provocò 262 morti su un totale di 274 uomini presenti nella miniera. Per numero di morti nella storia dei minatori italiani emigrati, questa sciagura è la terza più cruenta disgrazia dopo quella di Monongah e il disastro di Dawson”.
Da qui la verità, da qui la crudezza.
Parla di povertà...
[...]
Ma su pane nostru est inoghe,
inoghe sun sas domos
de ludu e de ledàmine,
zimineas de chigina,
ue sas féminas nostras
coghen su suore nostru,
gruscende sas intragnas
ràidas de fiores
siccos pro campusantu.
[...]
[Da “Pregadoria de sos messadores”]
[...]
Ma il nostro pane è qui,
qui sono le nostre case
di fango e di letame,
focolari di cenere,
dove le nostre donne
cuociono il nostro sudore
chinando il ventre
gravido di fiori
secchi per il cimitero.
[...]
[Da “Preghiera dei mietitori”]
Parla della vita e del vento, del vento e del tempo...
[...]
Fizu meu est bénnidu a su mundu
subra unu saccu 'e paza:
fit una notte 'e istiu
e s'Aga Kan faghiat sónnios de oro
in sos lettos de seda
de sa Costa Ismeralda.
[...]
sa vida est che-i su entu: fizu meu,
in sa notte 'e Nadale, est diventadu
tiligherta de astrau,
e como ch'est tres prammos sutta terra.
Istios, ierros, atunzos e beranos,
su tempus est che bentu.
[...]
[Da “Cantone de su
crabarzu
de sa Costa Ismeralda"]
[...]
Mio figlio è venuto al mondo
sopra un sacco di paglia:
era una notte d'estate
e l'Aga Kan faceva sogni d'oro
nei letti di seta
della Costa Smeralda.
[...]
La vita è come il vento: mio figlio,
nella notte di Natale, è diventato
una lucertola di ghiaccio,
e ora è a tre palmi sottoterra.
Estate, autunno, inverno, primavera,
il tempo è come il vento.
[...]
[Da “Ballata del
capraro
della Costa Smeralda”]
Crudi e leggeri...
[...]
Ehi, bona zente, ite creides chi fatat,
tando, unu comente a mie?
Che ruet un su fussu!
Che ruet un su fussu!
Che ruet un su fussu!
E andate in ora mala.
[...]
[Da “Cantóne de s'omine in su fossu”]
[...]
Ehi, gente, cosa credete che faccia,
allora, uno come me?
Ci cade dentro al fosso!
Ci cade dentro al fosso!
Ci cade dentro al fosso!
E andate tutti in malora.
[...]
[Da “Ballata dell'uomo nel fosso”]
Ed eccoci giunti al momento della...
Non-premiazione
Al quarto posto, col grande merito di aver risposto correttamente allegando anche delle magnifiche poesie del nostro Frantziscu Màsala, Caterina Pisu. Il tuo non-premio è un legnetto, forse una radice, forse un ramo secco. Nel più insignificante degli oggetti si nasconde un albero.
Al terzo posto, pari merito, Tonino Fiori ed Enrico Pili.
Non-premio Tonino con uno scoglio infisso come una lama nel più vasto oceano del Cosmo Ombroso. Le onde sanguinano versi e tu potrai contemplarli dalla sommità dell'isola di roccia. Avrai il potere di sollevare oceani di poesia, di sprigionare tsunami emotivi o di godere di un'assoluta, infinita, bonaccia interiore.
A Enrico Pili, memore dei non-premi assegnatigli, non-regalo uno zaino-sherpa per trasportare il gruista Follenzio, “gruista da pipa”. Consentimi anche di non-premiarti con dell'Ombracco (Tabacco Ombroso) il cui aroma cangiante ti regalerà lunghe, lunghissime pipate arcobaleno.
Salga ora sul podio il secondo classificato al Quiz Ombroso n. 4, la cui lunga e meditata risposta merita un encomio. Si avvicini Francesco Diana che col sottoscritto non condivide solo il cognome ma ben più di vent'anni di ricordi. Come non-premio, caro Franz, non-avrai una casa accanto alla mia qui a Paesedombre. Situata sulle radici dell'Albero Capovolto, ha un tetto di nuvole e il pavimento di foglie e rami. I rami possono sembrare una gabbia ma tra l'uno e l'altro vedrai scorci meravigliosi. A te la scelta: nutrirti di radici e meraviglia o saltare giù per cogliere i frutti?
In omaggio anche una calcolatrice per poesie.
E ora la vincitrice assoluta del Quiz odierno. L'oramai celebre, amatissima, pluridecorata... ma dov'è andata?
Rispetto la sua decisione di rimanere fuori concorso e non rivelerò la sua identità. Però il non-premio lo assegno ugualmente. Trattasi di un set di pannelli ombrovoltaici che si caricano al buio e consentono risparmi energetici consistenti. Aggiungo una ziqqurat intatta nella forma e negli odori, con tanto di altare sacrificale e un aguzzo pugnale ritorto. Mi stendo supino sulla pietra. Attendo la tua lama.
Un saluto a tutti e aspetto le vostre e-mail per il Quiz Ombroso n. 5.
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