Storie di cervelli erranti tra la Sardegna e il mondo
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Il 10 ott. 07 si è tenuto presso la libreria Zonza di via Paoli, a Cagliari, un incontro dibattito con Andrea Mameli, autore con Mauro Scanu del libro 'Scienziati di Ventura'. Il sottotitolo del libro recita 'storie di cervelli erranti tra la Sardegna e il mondo' ed è stato proprio questo il tema del dibattito. |
Nel corso della serata vi sono stati numerosi interventi da parte di docenti universitari e ricercatori, persone che sperimentano sulla propria pelle, giorno dopo giorno, quanto esposto nel libro.
Il dibattito si è aperto con un'analisi critica del Prof. Alessandro Mongili, docente di sociologia della tecnica presso l'Università di Cagliari. Il sociologo afferma che merito di Mameli e Scanu è l'aver proposto un'immagine disincantata della scienza, evitando di parlare allo scopo di stupire ma abbracciando la cruda verità al fine di informare. Altro merito degli autori è quello di aver costruito il libro mediante interviste a sardi che, facendo ricerca fuori dai confini regionali non si sentano in dovere di giustificare la struttura e i meccanismi dominanti dell'università isolana. Questo approccio, afferma Mongili, è tipico della sociologia.
Dalle interviste emerge una mancanza di apertura delle strutture universitarie italiane rispetto ad altre 'più avanzate'.
“È interessante constatare”, prosegue il Prof. Mongili, “che gli intervistati non puntino il dito tanto sull'aspetto economico, sullo stipendio, quanto sulla qualità della ricerca e sull'ambiente di lavoro”. Un dato allarmante dell'università italiana è che domande lecite del tipo “su cosa stai lavorando?” o “cosa c'è di nuovo nella tua ricerca?”, fanno storcere il naso a più di un collega ricercatore che spesso risponde “io tengo alla mia privacy”, quando non ricorre a termini più pesanti.
“Il problema in Italia è proprio questo”, sostiene fermamente il Prof. Mongili, “non c'è niente di nuovo troppo spesso. Le ricerche non sono ricerche ma RIPASSO. Vi è una totale mancanza di innovazione sui temi di ricerca; vi è una forte difficoltà a proporre nuovi temi... è questo il mio drammatico parere. Il problema non è solo la necessità di dar più soldi alla ricerca. Il problema di fondo è l'arcaicità, una gerarchia esagerata che rende rugginosi i meccanismi dell'università italiana. La ricerca conta molteplici attori e non basta una legge per modificare tale settore. Occorre cambiare l'atteggiamento dei protagonisti e, soprattutto, comprendere maggiormente i meccanismi di questa struttura. Il saggio di Andrea Mameli e Mauro Scanu apre profonde riflessioni in tal senso”.
In seguito alle premesse del Prof. Mongili, è intervenuta la Dott.ssa Rosaria Piga, biologa sarda da sei anni in Giappone, proponendo la sua testimonianza di vita. Per 10 anni ha lavorato in Italia in un ambiente che le ha instillato in corpo la convinzione di non valere niente, di essere inutile. L'esperienza in Giappone, per quanto difficile inizialmente, le ha permesso di dimostrare le proprie capacità, principalmente a se stessa. In Giappone si assiste a una forte pulsione al miglioramento e al progresso, motivo per cui gli istituti di ricerca nipponici accolgono a braccia aperte i ricercatori occidentali, a loro parere dotati di una creatività che a loro manca. In Giappone le hanno dato l'opportunità di dimostrare di essere capace e di diventare capace. Le difficoltà che, con caparbia, è stata in grado di superare, le hanno dimostrato di amare realmente la propria attività. In Italia, in dieci anni di lavoro, non ha mai avuto tale possibilità. In Italia, ricorda la Dott.ssa Piga, le hanno solo chiesto senza dare nulla, sia dal punto di vista economico sia da quello professionale. In tutti i campi ci dev'essere uno scambio.
“Dopo sei anni di Giappone”, afferma gravemente la ricercatrice, “mi accorgo con rammarico che in Italia non è cambiato nulla. Non solo non è possibile cambiare ma non è possibile nemmeno ragionare. In Italia si ricorre troppo spesso a scuse. In Giappone non c'è spazio per le scuse. Si hanno dei compiti e delle scadenze e un ricercatore serio deve rispettare tali consegne perché... perché é il suo lavoro e per amore della scienza. La ricerca è un lavoro molto impegnativo, da affrontare con assoluta dedizione. Non c'è spazio per le scuse”.
Il saggio di Andrea Mameli parla anche di persone che hanno deciso di tornare in Sardegna per mettere a frutto quanto imparato all'estero creando scuole o gruppi di ricerca. A tal proposito la Piga esclama amareggiata: “Ho avuto troppo coraggio per andarmene e non riesco a trovarne del nuovo per tornare”.
Alla testimonianza della Dott.ssa Rosaria Piga è seguito un intervento del Dott. Michele Saba che cerca di vedere in chiave ottimistica quanto di negativo emerge dalle interviste del saggio 'Scienziati di Ventura'. Per il ricercatore l'Italia deve mettersi a confronto col resto del mondo e non deve nascondere le proprie falle. Le botte son sempre utili e la sofferenza che un confronto perso in partenza genera, è sempre una sofferenza positiva in quanto foriera di buoni propositi e miglioramento. Chiaramente, se nonostante il confronto tra la nostra Punto e la loro Ferrari ci ostiniamo a utilizzare la Punto pur volendo andar veloci... arriveremo sempre ultimi!
Un commento amareggiato dal pubblico giunge per bocca della Prof.ssa Puddu che esclama: “Il problema fondamentale è che in ambito universitario vi sono persone non abituate a esser giudicate”, e conclude, “stiamo vivendo anni di terremoto”.
Andrea Mameli, coautore del libro, ha elencato i tre obiettivi che lui e Mauro Scanu si erano prefissi:
- comparire sul Sole 24 ore;
- accendere un dibattito;
- vendere le prime 1000 copie entro fine '07.
I punti sono stati già rispettati.
“Questo libro”, afferma il divulgatore, “non propone soluzioni ma fatti. Il nostro paese è quello che fa emigrare più cervelli e che ne attrae meno. In Italia manca quella dimensione cosmopolita che in altre nazioni è palpabile e mancano provvedimenti a largo raggio. A tal proposito, ricorda Mameli, il Prof. Umberto Veronesi ha affermato: "Gli investimenti per la ricerca scientifica mostrano i loro effetti in un arco temporale più lungo delle cariche elettive, quindi il politico difficilmente interviene visto che ha bisogno di consenso su tempi brevi".
In conclusione vi invito a leggere e a diffondere questo saggio e mi auguro che le istituzioni politiche e universitarie mostrino un maggiore interesse per le tematiche ivi espresse. Sarebbe interessante, per esempio, se di questo libro si potesse discutere nell'auditorium di tutte le facoltà sarde.
Invito chi volesse approfondire il tema trattato a scorrere l'intervista ad Andrea Mameli.
Marco Diana
11 ottobre 2007